Sonia Marra, dopo vent’anni la famiglia chiede di riaprire le indagini

Scritto da: Manuela Fusto Virdis, Viola Molinari
19 Settembre 2026

A vent’anni dalla scomparsa di Sonia Marra a Perugia, la famiglia chiede alla Procura di riesaminare i reperti con le nuove tecniche di analisi del DNA, oggi molto più sensibili che nel 2006. L’istanza, affidata all’avvocato Alessandro Vesi, non tocca l’assoluzione definitiva dell’unico imputato: punta solo a nuove analisi scientifiche…

Sonia Marra.

16 novembre 2006, Perugia. Sonia Marra, 25 anni, originaria di Specchia (Lecce) e segretaria alla facoltà di Teologia, saluta la madre al telefono come ogni giorno. Sarà l’ultima volta. Da quella sera di lei non si saprà più nulla, e ancora oggi, a vent’anni di distanza, il suo corpo non è mai stato ritrovato. L’unica testimone sembra essere una bambina di appena 11 anni, la vicina di casa Giorgia, che quella sera racconterà di aver visto un uomo incappucciato vestito di nero aggirarsi davanti alla porta di Sonia, prima di allontanarsi in auto.

Le indagini porteranno a processo Umberto Bindella, conosciuto da Sonia nel complesso monastico dove entrambi alloggiavano: un’intercettazione in cui l’uomo confida a un amico di aver fatto “una cosa più grande di me e di te messi insieme” sembrerà una traccia decisiva ma che condurrà ad un nulla di fatto. Bindella è stato assolto in tutti i gradi di giudizio, fino alla Cassazione nel 2021.

Un’intercettazione del 2011 tra un parroco e un seminarista userà parole che ancora oggi gelano il sangue: «l’hanno tritata», «non la troveranno mai».

A dare nuova luce al caso è stato il giornalista Alvaro Fiorucci con un dettaglio che oggi sembra quasi dimenticato: un’intercettazione del 2011 tra un parroco e un seminarista, che parlando di una ragazza scomparsa evocano un torbido intreccio di droga, soldi e sesso, e usano parole che gelano il sangue dirà: “l’hanno tritata”, “non la troveranno mai”.

Verso la Riapertura delle Indagini

Sono trascorsi quasi vent’anni dalla scomparsa di Sonia Marra, la giovane originaria di Specchia, in provincia di Lecce, di cui si persero le tracce a Perugia il 16 novembre del 2006. Oggi la sua famiglia chiede che su quella vicenda si torni a indagare, anche alla luce delle possibilità offerte dalle tecniche scientifiche sviluppate negli ultimi due decenni.

La richiesta è contenuta in un’istanza-dossier affidata all’avvocato Alessandro Vesi e destinata alla Procura di Perugia. L’obiettivo della famiglia è verificare se alcuni degli elementi raccolti nel corso delle indagini possano essere nuovamente esaminati attraverso strumenti che all’epoca della scomparsa di Sonia non erano disponibili o non avevano raggiunto i livelli di sensibilità attuali. All’epoca della scomparsa, Sonia aveva 25 anni e viveva a Perugia, dove studiava per diventare tecnico di laboratorio biomedico. Dal novembre del 2006 di lei non si hanno più notizie e il suo corpo non è mai stato ritrovato.

Negli anni, la sua scomparsa ha dato origine a una lunga vicenda giudiziaria. La Procura aveva formulato l’ipotesi di omicidio e occultamento di cadavere. L’unico imputato nel procedimento ha sempre respinto le accuse ed è stato assolto nei diversi gradi di giudizio, fino all’assoluzione definitiva. La nuova iniziativa della famiglia non modifica quanto stabilito dai processi conclusi. La richiesta riguarda invece la possibilità di tornare a esaminare il materiale investigativo e, in particolare, di valutare se i progressi compiuti dalla scienza forense possano offrire elementi che vent’anni fa non era possibile ottenere.

La nuova iniziativa della famiglia non modifica quanto stabilito dai processi conclusi: riguarda solo la possibilità di riesaminare la scienza, non la sentenza.

È questo uno degli aspetti centrali dell’istanza. Le tecniche di analisi del DNA si sono infatti evolute sensibilmente nel corso degli anni. Oggi, in determinate condizioni, è possibile ricavare informazioni anche da quantità molto ridotte di materiale biologico e confrontare i profili genetici attraverso strumenti e banche dati che nel 2006 non avevano le caratteristiche e le possibilità attuali. La disponibilità di nuove tecnologie, naturalmente, non implica che un nuovo esame dei reperti conduca necessariamente a risultati. Molto dipende dal materiale conservato, dal suo stato e dalla possibilità concreta di sottoporlo a ulteriori analisi. È proprio questa possibilità che la famiglia Marra chiede ora agli inquirenti di valutare.

«Sono passati 20 anni e di Sonia ancora non si sa niente», ha dichiarato alcuni giorni fa il fratello Piero Marra, spiegando che la famiglia ritiene che le nuove tecniche per la rilevazione del DNA possano rappresentare un elemento da prendere in considerazione per tornare sul caso. La richiesta arriva alla vigilia di un anniversario particolarmente significativo. Il prossimo 16 novembre saranno trascorsi vent’anni esatti dalla scomparsa della giovane salentina. Al di là degli sviluppi che potrà avere l’istanza presentata alla Procura, resta la domanda che accompagna la famiglia Marra dal 2006: Cosa è accaduto a Sonia? E, soprattutto, dove si trova? Sono due domande che la famiglia, nonostante siano trascorsi vent’anni, continua a portare all’attenzione degli inquirenti.

Dal 2006 a oggi: cosa è cambiato nelle analisi del DNA?

Nel 2006 l’analisi del DNA era già uno strumento fondamentale delle indagini scientifiche. In vent’anni, però, sono aumentate sensibilmente la capacità degli strumenti di laboratorio e la quantità di informazioni che può essere ricavata da un reperto. Microtracce. Uno dei progressi più importanti riguarda la sensibilità delle tecniche di analisi.

Oggi, in determinate condizioni, è possibile ottenere un profilo genetico anche da quantità di materiale biologico che vent’anni fa sarebbero state insufficienti.

Oggi, in determinate condizioni, è possibile ottenere un profilo genetico anche partendo da quantità molto ridotte di materiale biologico. Questo può consentire di rivalutare reperti che in passato non avevano fornito risultati utili o che non erano stati considerati adatti a un’analisi genetica.

DNA degradato. Il tempo, l’umidità, il calore e le condizioni di conservazione possono deteriorare il materiale genetico. Le metodologie sviluppate negli ultimi anni permettono di lavorare meglio anche su frammenti di DNA degradato, aumentando in alcuni casi la possibilità di ricavare informazioni da campioni difficili. Più informazioni dallo stesso campione. Accanto alle tradizionali analisi dei marcatori genetici STR si sono sviluppate tecniche di sequenziamento di nuova generazione, capaci di esaminare contemporaneamente un numero elevato di caratteristiche genetiche.

Non sostituiscono automaticamente le metodologie tradizionali, ma possono offrire possibilità ulteriori soprattutto quando il materiale disponibile è scarso o deteriorato. L’interpretazione delle tracce complesse. Sono migliorati anche gli strumenti statistici e informatici utilizzati per interpretare campioni nei quali può essere presente il DNA di più persone. L’obiettivo è valutare in maniera più rigorosa il significato dei risultati ottenuti da tracce particolarmente complesse. La Banca Dati Nazionale del DNA. Nel 2006 l’Italia non disponeva ancora dell’attuale Banca Dati Nazionale del DNA, istituita con la legge 85 del 2009 e divenuta operativa negli anni successivi.

Il sistema consente oggi di confrontare profili genetici provenienti da reperti con quelli presenti nella banca dati ed è utilizzato anche per la ricerca delle persone scomparse e l’identificazione di cadaveri non identificati. Tutto questo non significa che riesaminare un vecchio reperto porti necessariamente a un nuovo risultato. La possibilità di ottenere informazioni dipende dall’esistenza dei reperti, dalle modalità con cui sono stati raccolti e conservati, dal loro eventuale deterioramento e dalle caratteristiche del materiale biologico presente. Le nuove tecnologie possono quindi offrire nuove possibilità di analisi, ma non garantiscono, da sole, la soluzione di un caso.

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Autori

  • Sociologa forense e criminologa, svolge attività di consulenza tecnica in ambito giudiziario e investigativo. È specializzata in formazione e comunicazione sanitaria, con competenze in criminologia investigativa, criminalistica applicata e analisi comportamentale.

  • Psicologa giuridico-forense, iscritta all’Albo A dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia (n. 28861). Specializzata in Psicologia Investigativa, è psicodiagnosta clinica e forense e psicoterapeuta i.f. con orientamento psicoanalitico lacaniano.

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