Spia per caso: l’incredibile storia di un informatico

Scritto da: Gianluca Zanella, Manuele Avilloni

Carlo Alberto Sartor era un esperto di sistemi informatici del “Centro Torri” del Banco Ambrosiano Veneto. A lui alcuni esponenti del Sismi si rivolsero per decifrare un codice contenuto in alcuni floppy disk. Questa faccenda fu per lui l’inizio di un calvario, tra le stringhe di quei codici vi erano, nelle note, le sigle “Ndr” e “Rebirth” che richiamano il piano di rinascita democratica collegato alla P2 di Licio Gelli.

Hacker cercasi

C’è un filo che lega tutta questa vicenda, una storia per anni dimenticata e che noi tiriamo fuori da vecchi, anzi vecchissimi hard disk. Il filo sono i soldi, molti soldi, nascosti attraverso transazioni oscurate in modo non poi così professionale. Per la decodifica serve un esperto di sistemi informatici, la persona giusta nel luogo e nel momento sbagliato. Questa storia non è recente, anche se sembra ambientata nel futuro, se non fosse che i dati “oscurati” vennero salvati all’interno di alcuni floppy disk. A quei tempi l’utilizzo di floppy disk per salvare operazioni bancarie nascondeva la volontà di renderli inaccessibili alla maggior parte degli utenti.

Siamo nel 1995 e questa storia è erede, per mistero e ambienti, del crac del Banco Ambrosiano che fallì nel 1982 a seguito di uno dei più gravi dissesti bancari italiani nel XX secolo. Si stima che vennero a mancare tra gli 1,2 e 1,3 miliardi di dollari, evento al quale sono collegate tantissime vicende oscure, dall’uccisione di Roberto Calvi (“Il banchiere di Dio”) a quella di Michele Sindona.

La sede storica del Banco Ambrosiano (poi Nuovo Banco Ambrosiano) a Milano, in Piazza Paolo Ferrari.

Carlo Alberto Sartor era un esperto di sistemi informatici del “Centro Torri” (Torri di Quartesolo) del Banco Ambrosiano Veneto, gruppo che nacque nel 1989 dall’unione del Nuovo Banco Ambrosiano e la Banca Cattolica del Veneto. La qualifica di sistemista informatico se l’era guadagnata sul campo e sebbene avesse iniziato come tecnico di telecomunicazioni, le sue capacità lo portarono ad occuparsi di un ampio ventaglio di mansioni nel campo informatico. La sua figura professionale è paragonabile, con i parametri di oggi, ad un esperto di cyber security, ma non solo.

La coltivazione

“La coltivazione” di Sartor comincia in un ordinario giorno di maggio del 1995, quando viene avvicinato nel bar situato all’interno della struttura lavorativa da un presunto collega della Società Olivetti, certo Roberto Pellegrino (nominativo che sarà poi accertato essere falso). Pellegrino, spacciatosi per consulente dei carabinieri, chiede aiuto per la decodifica di alcuni floppy disk.

Convinto di aiutare gli investigatori in una indagine molto importante, Sartor accetta l’incarico e pochi giorni dopo, appena uscito dal luogo di lavoro, viene fatto salire a bordo di un’auto e viene accompagnato a Vicenza, presso la caserma dei carabinieri di via Muggia. Una situazione insolita per un esperto di sistemi informatici, ma una volta in caserma viene presentato al capitano Giovanni Poli (altra identità che nelle successive indagini verrà accertata essere falsa e che Sartor identificherà poi nella figura di Giovanni Antolini, tenente colonnello del Ros di Palermo). Sartor è chiamato a collaborare per il suo paese: gli viene affidato un compito segreto, un compito “per la Patria”. Può stare tranquillo poiché le alte sfere del gruppo Ambroveneto giustificheranno le sue assenze lavorative.

La decodifica

È così che Sartor viene coltivato dai servizi segreti italiani e il mattino seguente viene prelevato con un furgone dal “Centro Torri”, per poi essere trasportato presso un capannone situato tra Padova e Vicenza. Un luogo insolito, un garage automezzi, nel quale l’unica apparecchiatura informatica viene portata dagli stessi interlocutori di Sartor. Gli vengono affidati un centinaio di floppy disk il cui contenuto deve essere letto. Sartor inizia dai primi quattro, la prima operazione che compie è rendere leggibili i dati al loro interno. Già, perché uno dei floppy è danneggiato, era stato forato lo strato magnetico al suo interno.

Il tecnico ripara i dischetti e rende leggibili i file nel clamore entusiasta dei suoi committenti. Il contenuto è decisamente inconsueto: una lista lunghissima composta da 7 colonne (campi) e 15.000 Records (righe). Si accorgerà presto trattarsi di movimenti bancari provenienti dall’estero verso l’Italia con indicazione di codici e paesi di provenienza, nonché delle cifre in milioni di lire, tantissimi milioni di lire. Alla fine della giornata di lavoro Sartor lascia il programma di decodifica in quel computer unitamente alle istruzioni per proseguire.

Ripensando ai codici scritti nel campo note Sartor si accorgerà presto di qualcosa di significativo, erano scritti al contrario, “Rebirth” (Rinascita) o “Ndr”. Codici che nelle piste degli inquirenti erano allusioni al famoso “Ndr” (Nuova rinascita democratica), il piano riconducibile alla “P2” di Licio Gelli.

Il giorno seguente Sartor si reca a lavoro come se nulla fosse e inizia la sua epopea verso un baratro fatto di pedinamenti, minacce, tensioni. Ma procediamo per gradi: il giorno seguente il nostro tecnico viene raggiunto da un uomo che afferma di essere un collega di “Pellegrino” (persona che poi Sartor identificherà nell’Agente Segreto Mario Ferraro), il quale lo informa che quest’ultimo è bruciato e che molto probabilmente è seguito da qualcuno. Da quel giorno Sartor sarà costantemente pedinato, prima da una Alfetta, poi da una Fiat Uno, fino al giorno in cui viene raggiunto da un ulteriore collega del presunto Pellegrino che lo informa che non deve più preoccuparsi e che verrà contattato da niente di meno che il capo dei nuclei del R.O.S., Generale Prisco. In effetti verrà chiamato da una persona che si qualifica come Generale Prisco, che lo ringrazierà per il lavoro svolto.

Ma il baratro è ormai prossimo, Sartor viene fermato dai Carabinieri con l’invito di recarsi ad un incontro poco distante casa sua, qui degli “agenti” gli comunicano che è finito in una “operazione sporca”. L’aria è un distillato di sconcerto, paura e tensione, i buoni e i cattivi sono indefiniti e si compenetrano in un intrigo di difficile decodifica anche per un esperto informatico come lui.

In quei floppy, infatti, ci sono transazioni milionarie verso l’Italia e costituiscono una rete di indizi. L’evento inizia ad avere una grande risonanza e Sartor viene avvicinato da curiosi, faccendieri e personaggi poco raccomandabili. La vicende viene associata a numerosi misteri italiani, più o meno impropriamente. Numerose testate dell’epoca associano l’evento anche al caso di Matteo Toson, giornalista free lance di Padova sequestrato a Sarajevo mentre indagava sul traffico di armi e campi di addestramento per fondamentalisti islamici. Probabilmente l’associazione venne fatta dalla lettura di una denuncia sporta presso la Questura di Roma il 3 novembre del 1995 quando Sartor ha raccontato di aver ricevuto una richiesta particolare da Pellegrino, che ricordiamo si era presentato negli anni come collega della Olivetti.

“Verso la fine di aprile 1995, Pellegrino mi disse che un suo collaboratore aveva prestato un prototipo di un telefonino con annesso un computer ad un giornalista non più rintracciabile perché, a suo dire, si trovava in zona di guerra. La sua preoccupazione era quella di recuperare il prototipo e si era rivolto a me per sapere se esisteva un sistema per localizzare il telefonino. Io, ascoltato il problema, gli ho detto che poteva solamente rivolgersi alle società che gestiscono le comunicazioni telefoniche satellitari, anche perché si trattava di un prototipo GPS, […]. Non so se il telefonino sia mai stato rintracciato, né tantomeno il nome del giornalista”.

A Sartor vennero mostrati anche dei tabulati da Pellegrino, il quale gli disse trattarsi dei tabulati di quel telefono satellitare ove vi erano anche delle annotazioni circa diverse località, Jugoslavia, Romania, Grecia, Bulgari e Turchia. Alcuni di questi numeri vennero annotati da Sartor e successivamente consegnati alla Guardia di Finanza.

Inoltre, il collegamento con Toson e alcuni dei personaggi di questa storia, tra cui lo 007 Mario Ferraro, vennero utilizzati per connettere l’evento a possibili indizi riguardanti Ilaria Alpi, giornalista uccisa in Somalia che indagava sul traffico di armi e materiale radioattivo.

Il 9 giugno del 1995, Sartor incontrerà Bruno Cherchi, sostituto procuratore di Padova, il quale aveva già indagato su Toson. A seguito di questo incontro Sartor riceve le prime minacce, prima un biglietto sulla sua auto, poi viene prelevato dal capitano “Poli” e altri individui, che lo fanno salire su una Croma e lo portano in un posto isolato, dalle parti di Torreglia, dove lo picchiano provocandogli un trauma cranico.

Da Consulente a presunta spia

La storia inizia a diffondersi sui media locali, non indaga più solamente Padova, ma anche il capo della Procura di Vicenza, Gianfranco Candiani. Proprio durante le indagini la figura di Sartor inizia ad essere discussa, il 14 luglio non viene semplicemente udito, ma interrogato, pressantemente, vogliono scoprire se in lui si nasconde un agente segreto specializzato in informatica che ha collaborato con “torbidi ambienti deviati”. Insomma, se non fosse stato possibile eliminarlo, screditarlo di certo sarebbe stata la soluzione più semplice.

Gli inquirenti, nel frattempo, proseguono nelle indagini, ipotizzano che i cento floppy disk siano quelli rubati un anno prima nella caserma della Guardia di Finanza di Milano. Secondo una delle piste, quei dati deriverebbero da una bobina magnetica della Banca d’ Italia e sarebbero stati già supervisionati nel corso delle indagini riguardanti i 7 milioni di dollari che Roberto Calvi versò nel 1981 come tangente per un finanziamento Eni al Banco Ambrosiano.

La vita di Sartor è sconvolta, la sua vita è scandagliata da una vasta gamma di personaggi loschi, nel suo ambiente di lavoro il sospetto che sia una spia deviata tiene lontano i suoi colleghi. Eppure, sarà emblematico un avvertimento lasciatogli sull’auto il 1° settembre 95, “Caso Sartor: Montironi: “Incidente Rossi”; “Incidente Ferraro”: “suicidio” Pellegrino: suicidio quindi tu non hai visto caserme operazioni ecc. uno che si preoccupa della tua salute.”

Colonello Mario Ferraro – nome in codice “bobby”

Se la vita di Sartor fu sconvolta, altre di quelli che ebbero un ruolo in questa faccenda, terminarono tragicamente. Parliamo del colonnello Mario Ferraro, agente del Sismi, ufficialmente morto suicida all’interno della sua abitazione all’Eur. Peccato che si fosse impiccato a un termosifone toccando terra con i piedi. Fu proprio la notizia del “suicidio” di Ferraro, avvenuta il 16 luglio del 1995, riconosciuto da Sartor come uno degli uomini che gli chiese di decifrare i floppy, a spingerlo a denunciare tutto agli inquirenti. Stando alle successive dichiarazioni della compagna di Ferraro, risulterà che quest’ultimo stesse prendendo lezioni di computer e che passò alla divisione “flussi migratori”, dipartimento che si occupava, tra l’altro, di indagini coperte sui traffici finanziari internazionali.

Mario Ferraro (alias Fabio Marcelli), tenente colonnello del Sismi, morto suicida a 46 anni.

Ma quella di Ferraro è un’altra storia e forse sul suo “suicidio” e sulla sua vita torneremo su narrandovi quanto raccontato da chi lo aveva conosciuto.

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Autori

  • Gianluca Zanella

    Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, dal 2024 è redattore di InsideOver. È fondatore del format d'inchiesta DarkSide - Storia Segreta d'Italia.

  • Manuele Avilloni

    Nasce in provincia di Frosinone nel 1989. Laureato in Scienze Politiche, ha successivamente intrapreso gli studi in Relazioni Internazionali presso l’università di Torino. La passione per l’informazione, le dinamiche sociali e le materie forensi lo hanno avvicinato al mondo del giornalismo. Nel 2022 ha partecipato al corso di giornalismo di reportage della Newsroom Academy con Daniele Bellocchio. Il suo reportage sul cyberbullismo è tra i vincitori del corso. Successivamente ha seguito il corso di giornalismo investigativo con Gianluca Zanella ed ha iniziato a collaborare con InsideOver e ilGiornale.it

8 Commenti

  1. Fabrizio Ricci

    Complimenti per tutto: seguo DarkSide inizialmente da YouTube dalla prima stagione e da poco anche attraverso vostro sito.
    Approfondimenti, dettagli ulteriori e vicende correlate a quanto trattato nei vari live sono a mio avviso una ciliegina sulla torta che magistralmente di volta in volta preparate!

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    • DarkSide - Storia Segreta d'Italia

      Grazie infinite Francesco 😉🙌

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      • Anna Maria

        Grazie infinite per il vostro lavoro sulle verità non dicibili del nostro tormentato Paese, che naturalmente riguardano tutti.
        Buon lavoro

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        • DarkSide - Storia Segreta d'Italia

          Grazie Anna Maria per il tuo messaggio 😊✌

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  2. Ovidio Amadio

    Inquietante. Ma mi chiedo verrà mai fatta luce su almeno uno dei tanti misteri italiani?

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    • DarkSide - Storia Segreta d'Italia

      Ciao Ovidio, grazie del commento. Una verità assoluta su certe vicende probabilmente non ci sarà mai, si può cercare però di ricostruire una verità storica sulla base delle informazioni reperibili (spesso poche e confuse) che sia condivisa a favore di una consapevolezza collettiva…

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  3. roberto

    Ferraro, se sono ben informato e dentro a tantissime vicende… da Li Causi a Gladio a traffici di armi e via dicendo.

    Ma una puntata solo per lui? Ma si è veramente indagato a fondo su questa persona?

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    • DarkSide - Storia Segreta d'Italia

      Ciao Roberto e grazie del commento! Abbiamo in programma di approfondire la figura di Ferraro, continua a seguirci e non rimarrai deluso 😉

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