Spionaggio in Italia: la storia segreta di Giorgio Conforto

Scritto da: Manuele Avilloni

Il suo principale nome in codice era “Dario”, ma era noto anche come “Bask”, “Spartak”, “Gau”, “Chestnyy” e “Gaudemus”. Stiamo parlando di Giorgio Conforto, la spia del KGB e non solo inserita nella scheda 142 del dossier Mitrokhin. Fu una figura controversa che venne reclutata dal KGB nel 1932 secondo la sua “base ideologica”. Ma chi era davvero “Dario” e di quali azioni di spionaggio fu capace?

Il palazzo della Lubjanka, nel cuore di Mosca, storica sede del Kgb (oggi Fsb).

Spionaggio in Italia: la storia segreta di Giorgio Conforto

Del dossier Mitrokhin ne abbiamo già parlato, è ancora oggi una questione controversa, ma ancora più controverse sono le posizioni di uomini e donne i cui nomi compaiono nelle sue schede. Alla numero 142 vi è un personaggio dalle mille sfaccettature, il suo principale nome in codice era “Dario”, ma era noto anche come “Bask”, “Spartak”, “Gau”, “Chestnyy” e “Gaudemus”. Stiamo parlando di Giorgio Conforto. Nato nel 1908, venne reclutato dal KGB nel 1932 secondo la sua “base ideologica”. Ma la conferma della sua attività di spionaggio la troviamo anche in una nota, datata 10 febbraio 1954, proveniente dalla Questura di Roma e trasmessa alla direzione generale della P.S. del Viminale. Nota che verrà poi trasmessa dal Capo della Polizia al gabinetto del Ministro dell’interno con un focus sulla pericolosità del soggetto per i suoi molteplici rapporti con l’URSS.

Se volessimo individuare la nascita del rapporto tra Conforto e i Sovietici potremmo trovare un indizio nella biografia redatta dai vertici della P.S. nella quale emerge che Conforto viene arrestato per attività sovversiva nel 1932, nello stesso anno in cui entra in contatto con i sovietici. Una volta scarcerato, viene nuovamente arrestato nel 1933 per poi essere rilasciato in seguito alla sua presunta conversione al regime fascista. Riesce quindi a farsi assegnare come avventizio presso il Ministero dell’agricoltura e foreste. Inizia così la carriera di Conforto all’interno della pubblica amministrazione italiana.

L’ingresso nell’Ufficio informazioni segrete del MAE

Nonostante i suoi precedenti da simpatizzante comunista, nel 1940 arriva una svolta: come risulta da una nota del Questore di Roma del 23 luglio 1940, indirizzata alla direzione generale di P.S. divisione polizia politica, la presunta spia sovietica viene trasferita dal Ministero dell’agricoltura all’Ufficio informazioni segrete del Ministero degli affari esteri. Cinque giorni dopo, un’ulteriore nota del Questore di Roma ai medesimi interlocutori, precisava che il nuovo incarico di Conforto era presso il Centro studi anticomunisti con sede in via Monserrato 61.

Nel frattempo, il primo incarico da spia Conforto lo riceve nel 1937, quando gli viene chiesto di infiltrarsi nel Partito Fascista e successivamente nel centro Anti-Comunista annesso al Ministero degli Esteri Italiano, cosa che, come abbiamo visto, gli è riuscita. Affascinante e dinamico, nel corso dell’incarico riesce a reclutare tre dattilografe del MAE, nomi in codice “Darya”, “Anna” e “Marta”, dalle quali ottiene regolarmente notevoli informazioni documentarie. Già da queste poche righe, sembra di leggere uno dei romanzi di Le Carré in cui i protagonisti, abili spie, con i loro modi affabili riescono a coltivare rapporti proficui in tutti gli ambiti in cui si inseriscono.

In stretti rapporti con Guido Leto, il capo dell’Ovra, il servizio segreto fascista, Conforto si occupa di tenere i contatti con elementi fuoriusciti dall’Unione sovietica eppure, stando a quanto riportato nel dossier Mitrokhin, fu arrestato nel 1942, in seguito allo smascheramento della Residentura illegale del GRU, con cui aveva rapporti. Una volta agli arresti viene trasferito in un campo di concentramento in Germania. Sebbene non abbiamo notizie di questa sua dura esperienza, la sua liberazione avviene nel 1945 all’arrivo dell’armata rossa sul territorio tedesco.

Guido Leto (a destra) ha guidato dal 1938 al 1945 l’OVRA, la polizia politica fascista.

Le coltivazioni delle informatrici

La dura esperienza non compromise la sua vocazione di spia e una volta rientrato in Italia riallaccia i rapporti con le dattilografe che aveva reclutato, “Darya” (Guerina Todescat) e “Marta”. Voleva e doveva acquisire informazioni utili in un nuovo scenario dettato dalla fine della guerra. A questo punto Conforto cambia pelle, osserva la politica che lo circonda, ne capisce le direzioni e ben presto riesce ad entrare nel partito socialista italiano dove rimane fino al 1946. I suoi passati trascorsi al servizio del fascismo, sebbene da doppiogiochista, scatenano polemiche e ben presto la dirigenza del Partito Socialista e quella del Partito Comunista, lo espellono dal partito accusandolo di fare il doppio gioco.

Ma il suo ruolo all’interno dei nuovi scenari politici italiani era troppo prezioso e la residentura del KGB di Roma decide di intervenire in favore di Conforto che, ben presto, viene riammesso nel partito. Immaginate il sospetto che rimase acceso sulla sua figura, fascista prima, raccomandato dal KGB poi. Siamo nel 1946, l’azione della Residentura del KGB divenne d’un tratto di pubblico dominio e Conforto venne marginalizzato, era un elemento troppo legato all’Ambasciata Sovietica.

Spia Vaticana?

C’è da dire che “Dario” era attenzionato sin dal 1946 da Federico Umberto d’Amato su suggerimento della super spia americana James Jesus Angleton, la quale dichiarò che Conforto era inoltre al servizio del Vaticano. Sebbene non esistano documenti che testimonino questa collaborazione, ne troviamo traccia nelle parole rilasciate da d’Amato nel 1987 quando in una intervista rilasciata a Mario Tedeschi egli disse:

Piazza San Pietro, Città del Vaticano.

“Quella sera stessa – ricorda D’Amato – quando si fu accertato della mia convinta adesione alla nuova direttiva, Jim mi disse che gli interessavano notizie su un certo Conforto. Un uomo, precisò, che negli anni tra il ’30 e il ’45 era stato uno straordinario agente sovietico in Vaticano. Era un funzionario del nostro Ministero dell’agricoltura. Trasmisi la richiesta al Ministero dell’interno (per inciso: tutti i miei rapporti con l’Oss e poi con la Cia, sono stati da sempre rigorosamente comunicati al mio ufficio centrale) e scoprì che su Conforto esisteva un enorme dossier: conferma del fatto che l’OVRA lavorava bene”.

Ma torniamo alla vita di “Dario”: dopo la sua espulsione e il suo reinserimento nel partito su mandato della Residentura di Roma del KGB, Conforto si attiva per reclutare altre due dattilografe del MAE, i cui nomi in codice erano “Topo” e “Inga”. Anche da loro riesce a ottenere una notevole quantità di informazioni di rilievo, comprese delle delicate informazioni riguardanti il grande rivale, gli Stati Uniti d’America.

Ma le sue coltivazioni non finiscono qui, Conforto è tra i principali reclutatori della fonte documentaria “Ovod”, poi delle sorelle “Suza” (Maria) e “Venetsianka” (“La Signora di Venezia”). Sono due sorelle che lavorano in posti strategici per lo spionaggio dell’epoca: la prima lavora a Parigi presso la delegazione italiana alla NATO, mentre la seconda nell’Ambasciata italiana in Francia dove ha contatti diretti con l’Ambasciatore italiano.

Il congedo e l’arresto dei brigatisti nella sua abitazione

Conforto è ormai una spia con un metodo affermato, interagisce con tutte le sue fonti tramite comunicazioni a distanza e illegali presenti in quei territori. Gli anni passano e il primo congedo di Conforto arriva nel 1968, con una pensione a vita di 180 rubli (circa 290.000 lire dell’epoca) ma successivamente viene “riallacciato”. Siamo nel 1972. Il compito che gli viene assegnato è quello di coltivare un’altra dattilografa del MAE, nome in codice “Mara”, la cui identità è tutt’oggi sconosciuta. Nel marzo 1975, al compimento dei quarant’anni di collaborazione con lo spionaggio sovietico, Conforto e sua moglie vengono insigniti dell’Ordine della Stella Rossa.

Nel dossier Mitrokhin si fa menzione anche alla figlia di Giorgio, Giuliana, arrestata nella sua casa di viale Giulio Cesare a Roma dove aveva offerto ospitalità a Valerio Morucci e Adriana Faranda, due brigatisti latitanti. Giuliana venne poi rilasciata e assolta, verrà anche udita anni più tardi dalla Commissione di Inchiesta Parlamentare che indagò sul caso Moro. Quando Giuliana viene arrestata, nel 1979, Giorgio Conforto gli procura un avvocato molto particolare, Alfonso Cascone. Cascone era infatti una fonte confidenziale dell’ufficio affari riservati. “Dario” muore il 30 dicembre 1986 e con lui spariscono molti segreti e la possibilità di conoscere veramente quale bandiera servisse.

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  • Manuele Avilloni

    Nasce in provincia di Frosinone nel 1989. Laureato in Scienze Politiche, ha successivamente intrapreso gli studi in Relazioni Internazionali presso l’università di Torino. La passione per l’informazione, le dinamiche sociali e le materie forensi lo hanno avvicinato al mondo del giornalismo. Nel 2022 ha partecipato al corso di giornalismo di reportage della Newsroom Academy con Daniele Bellocchio. Il suo reportage sul cyberbullismo è tra i vincitori del corso. Successivamente ha seguito il corso di giornalismo investigativo con Gianluca Zanella ed ha iniziato a collaborare con InsideOver e ilGiornale.it

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