Strage dei Georgofili: l’attentato che dilaniò Firenze e l’Italia

Scritto da: Manuele Avilloni

La notte del 27 maggio del 1993 un’autobomba esplose in Via dei Georgofili a Firenze. L’impatto e l’onda d’urto furono fortissimi, tanto da distruggere la Torre delle Pulci. Le macerie fecero il resto, uccisero la custode dell’Accademia, Angelamaria Fiume in Nencioni, suo marito Fabrizio Nencioni e le loro figlie Nadia e Caterina. Divampate le fiamme su alcuni edifici limitrofi, nella loro morsa morì lo studente Dario Capolicchio. Ancora oggi l’attentato di via dei Georgofili rimane una ferita aperta nella storia d’Italia e ci pone di fronte ai motivi che spinsero Cosa Nostra verso il sentiero stragista. Fu solamente frutto della brutalità mafiosa o sulla sua matrice aleggia il sospetto di una regia occulta?

Via dei Georgofili, i soccorsi rimuovono le macerie la mattina seguente la notte dell’esplosione.

Una notte di primavera, il calare della sera aveva stemperato il caldo diurno e tra le vie di Firenze era da poco superata l’una. Un cielo limpido e stellato si univa ai numerosi edifici d’epoca, alle piazze e ai monumenti di una città d’arte. Per spezzare questa armonia occorreva una potenza inaudita, un fragore capace di squarciare la notte. A due passi dell’Accademia dei Georgofili una potente deflagrazione, tanto terrificante quanto improvvisa, soffocò la città svegliatasi in stato di shock. Ad esplodere, la notte del 27 maggio del 1993, fu un’autobomba, l’impatto e l’onda d’urto furono fortissimi, tanto da distruggere la Torre delle Pulci che fa parte proprio dell’Accademia. Le macerie fecero il resto, uccisero la custode dell’Accademia, Angelamaria Fiume in Nencioni, suo marito Fabrizio Nencioni e le loro figlie Nadia e Caterina. Le fiamme divampate su alcuni edifici limitrofi uccisero in una morsa lo studente Dario Capolicchio. Altri edifici, come fossero lembi di tessuto squarciato, riportarono i segni di un orrore simile alla guerra, la Chiesa dei Santi Stefano e Cecilia, il complesso monumentale della galleria degli Uffizi. Andarono perduti anche numerosi dipinti e altri furono danneggiati testimoniando alla storia un vile atto mafioso.

Fu un brutale attentato di matrice mafiosa nel cuore di Firenze, nel cuore dell’Italia che segnò profondamente la società italiana e diede inizio a una complessa serie di indagini e processi che hanno messo in luce la pervasività della mafia nel nostro tessuto sociopolitico. Fu proprio su quelle macerie che Carlo Azeglio Ciampi, allora Presidente del Consiglio, visibilmente provato, espose le sue preoccupazioni per un possibile Colpo di Stato.

Quella notte del 27 maggio 1993

L’esplosione avvenne alle 1:04 del mattino, quando una Fiat Fiorino imbottita con circa 250 kg di esplosivo fu fatta detonare nei pressi della Torre dei Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, prestigiosa istituzione culturale. Le indagini portarono ad accertare che sia i mandanti che gli autori materiali erano esponenti della mafia. Una nuova strategia era stata terribilmente inaugurata, far vivere l’Italia in uno stato di guerra e tensione colpendo le sue identità culturali ed artistiche. Con questa strategia si voleva mettere in ginocchio il paese costringendolo alla resa davanti alla criminalità organizzata.

I soccorsi lavorano nella notte ( © Guido Mannucci / Massimo Sestini).

Una lunga scia di terrore

Quella di Via dei Georgofili è in realtà la continuazione di una storia oscura destinata a cambiare non solo il paese ma anche i suoi cittadini. Dopo la strage di Capaci e la strage di Palermo del 1992, violenze mafiose senza precedenti, l’obiettivo seppur apparentemente mutato è in realtà lo stesso. Da una parte la morte dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, dall’altra la popolazione civile e l’arte, due identità tra loro sinergiche, legalità e cultura. La mafia siciliana aveva intensificato la sua strategia terroristica per esercitare dura pressione sul governo italiano affinché venissero emanate concessioni più favorevoli per i detenuti mafiosi sottoposti al 41 bis.

A quello di via dei Georgofili seguirono altri tre attentati, via Palestro a Milano, il 27 luglio 1993 e quelli del 28 luglio a Roma che colpirono la Basilica di San Giovanni in Laterano e la chiesa di San Giorgio al Velabro. Gli attentati di Roma non provocarono morti ma causarono il ferimento di più di venti persone e il danneggiamento di diversi edifici.

Le Indagini

Come quella di Via Capaci e Via D’Amelio, quella di Via dei Georgofili pone un enorme interrogativo. La visione miope stragista aveva chiamato la forte risposta delle istituzioni democratiche, possibile che Cosa Nostra avesse comunque scelto di continuare su questa strada? Questo apre ad una enorme e oscura ipotesi che vuole Cosa Nostra manovrata o quantomeno collusa con un potere occulto.

Un vigile del fuoco con il corpo della neonata Caterina Nencioni (© Massimo Sestini 1993).

Le prime indagini si concentrarono immediatamente proprio sulla mafia siciliana, in particolare sul clan dei Corleonesi, guidato da Totò Riina. Gli inquirenti notarono subito la somiglianza con gli attentati precedenti, Capaci e via D’Amelio. Come già scritto, il luogo scelto, nel cuore della Firenze storica, suggeriva una chiara volontà di colpire il patrimonio culturale italiano, un simbolo dell’identità nazionale.

Le indagini furono fin da subito ostacolate dalla mancanza di testimoni oculari diretti e dalla complessità dell’organizzazione mafiosa. La ricostruzione parziale fu possibile tramite le successive intercettazioni telefoniche, dalle dichiarazioni dei pentiti e dalle prove forensi raccolte sulla scena del crimine. La svolta nelle indagini avvenne grazie alla testimonianza del pentito Gaspare Spatuzza, il quale a partire dal 2008 fornì dettagli cruciali sulla logistica dell’attentato e sul coinvolgimento diretto di figure di spicco della mafia siciliana. Stando alle dichiarazioni di Spatuzza la strage venne pianificata nel corso di una riunione che vide presenti lui, Giuseppe Barranca, Francesco Giuliano e i boss Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro e Francesco Tagliavia. Stando alle indagini, anche per la strage di Via dei Georgofili l’esplosivo utilizzato fu ricavato dai residui bellici recuperati in mare. Nel 1998, Totò Riina fu condannato all’ergastolo per il suo ruolo nell’organizzazione dell’attentato. Successivamente, altri membri della mafia, tra cui Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella, subirono la stessa sorte.

Le Rivelazioni Successive

Con la strage di via dei Georgofili si apre uno scenario nuovo, le stragi colpiscono persone comuni in luoghi pubblici, fanno meno rumore ma la loro dirompenza non lo è. Negli anni successivi, ulteriori indagini e nuove testimonianze hanno gettato luce su possibili complicità e connivenze a livello istituzionale. Le rivelazioni dei pentiti hanno suggerito l’esistenza di un “terzo livello” di mandanti, composto da esponenti del mondo politico ed economico. A distanza di trent’anni dai fatti il dato certo è che un ruolo fondamentale ebbero i boss Graviano e Matteo Messina Denaro, soprannominati “il secchio e la corda”, i quali organizzarono le stragi continentali. Secondo alcuni pentiti, furono gli stessi Graviano e Messina Denaro ad eseguire i sopralluoghi a Firenze utili alla progettazione dell’attentato.

Ancora oggi l’attentato di via dei Georgofili rimane una ferita aperta nella storia d’Italia e ci pone di fronte ai motivi che spinsero Cosa Nostra verso il sentiero stragista. Fu solamente frutto della brutalità mafiosa o sulla sua matrice aleggia il sospetto di una regia occulta? Una domanda alla quale la memoria delle vittime e chi lotta in difesa della legalità non smetteranno di chiedere verità.

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  • Manuele Avilloni

    Nasce in provincia di Frosinone nel 1989. Laureato in Scienze Politiche, ha successivamente intrapreso gli studi in Relazioni Internazionali presso l’università di Torino. La passione per l’informazione, le dinamiche sociali e le materie forensi lo hanno avvicinato al mondo del giornalismo. Nel 2022 ha partecipato al corso di giornalismo di reportage della Newsroom Academy con Daniele Bellocchio. Il suo reportage sul cyberbullismo è tra i vincitori del corso. Successivamente ha seguito il corso di giornalismo investigativo con Gianluca Zanella ed ha iniziato a collaborare con InsideOver e ilGiornale.it

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