Strage di Volvera: disagio mentale e miseria quotidiana

Scritto da: Federico Carbone
14 Maggio 2025

Volvera è vicino Torino. Ma Volvera è in tutta Italia, perché quello che è accaduto lì, è ormai la norma. Disagio psichico sottovalutato, ossessione, cecità. E, infine, la tragedia annunciata. Stavolta le vittime sono tre: una coppia di fidanzati e il loro vicino di casa, che dopo averli massacrati con un coltello da sub, si è tolto la vita. Una strage che poteva essere evitata…

Le vittime: Simone Sorrentino e Chiara Spatola.

Certe storie sembrano finire sempre allo stesso modo: con un urlo strozzato nel crepuscolo e una porta che non si apre più. Il duplice omicidio-suicidio di Volvera — Chiara Spatola, 28 anni, operaia, Simone Sorrentino, 23, magazziniere, e il loro carnefice Andrea Longo, 34 anni, autotrasportatore con precedenti — è l’ennesimo fotogramma di un’Italia minore, dimenticata, dove l’orrore si consuma in cucina, tra le piastrelle grigie e le grida che nessuno riesce più a fermare.

Il contesto: una polveriera quotidiana

Volvera, cintura torinese. Paesi dove le case si assomigliano tutte, strade dritte come fucilate e serrande abbassate troppo presto. Quartieri dormitorio che sembrano anestetizzare il dolore, fino al giorno in cui tutto esplode.

Chiara e Simone avevano un sogno elementare: cambiare aria, fuggire da quelle liti continue col vicino di casa che ormai erano diventate un rumore di fondo, come il ticchettio dei caloriferi in inverno. Avevano comprato mobili nuovi, speravano in Rivalta Torinese una vita diversa. Non hanno fatto in tempo.

Andrea Longo non era soltanto “il vicino problematico”: era una bomba a orologeria. Tremava, delirava, ma non abbastanza da essere ricoverato. Alle 15.00 di quel 24 aprile, un’ambulanza era passata da casa sua per un “malore”. Nessuno ha fermato la miccia che correva veloce verso il cortile di via XXIV Maggio. Alle 19:50, Longo ha suonato il campanello. In mano un coltello da sub, 30 centimetri di lama. Ha colpito con precisione e furia, mentre Chiara e Simone, feriti, tentavano una fuga disperata verso il cortile. Li ha raggiunti e finiti. Poi, con lo stesso coltello, si è reciso la gola.

Tutto in meno di cinque minuti.

Ossidazione sociale

Quello che è successo a Volvera non è il gesto isolato di un folle. È lo specchio di una società stanca, invecchiata nel cinismo e nell’indifferenza. Il disagio mentale viene trattato come un fastidio burocratico: un foglio firmato, una visita lampo, una pacca sulla spalla. In Italia la salute mentale assorbe appena il 2,9% del Fondo Sanitario Nazionale. Le REMS, le strutture di accoglienza per soggetti socialmente pericolosi, sono poche, affollate, lontane.

Andrea Longo, 34 anni.

Andrea Longo, quel pomeriggio, aveva mostrato tutti i segni di un collasso imminente. Nessuno ha avuto la forza o i mezzi per fermarlo. Non la medicina d’urgenza, non la rete dei servizi sociali. Nessuno. A Volvera, come in cento Volvera d’Italia, la conflittualità tra vicini non è solo rumore di fondo: è polvere da sparo.

Violenza di genere: il bersaglio era Chiara

Le prime ricostruzioni parlano di un’ossessione morbosa di Longo verso Chiara. Lei aveva respinto ogni tentativo di contatto, e questo, in un certo tipo di narrazione distorta, è ancora oggi considerato una colpa. La Procura di Pinerolo indaga anche per femminicidio: la giurisprudenza italiana ha finalmente iniziato a riconoscere il valore simbolico della violenza di genere, ma troppo spesso la legge arriva quando tutto è già accaduto.

Non era solo gelosia, né solo rabbia. Era dominio: l’idea che una donna che dice “no” possa essere “punita”. Un pensiero tossico, arcaico, eppure ancora tragicamente vivo. Nel 2024 in Italia sono state uccise 96 donne, 51 di loro per mano di un partner o ex. Chiara Spatola è diventata, suo malgrado, parte di questa statistica crudele.

Volvera in lutto: una comunità in frantumi

La fiaccolata del 28 aprile non è bastata a colmare il vuoto. I fiori appassiranno presto sotto la pioggia di primavera. Resterà il dolore muto di una comunità che si chiede come sia potuto accadere, pur sapendo in fondo che tutto era già scritto.

Il sindaco Franco D’Onofrio ha parlato di “sfortuna”: parole sincere, ma insufficienti. Chiara e Simone non sono stati sfortunati. Sono stati traditi: da una società che non sa più riconoscere il pericolo, né proteggere chi chiede aiuto.

Conclusione: anatomia di un fallimento

Volvera non è un’anomalia. È la regola.
Dove i segnali di preallarme vengono ignorati, dove il disagio mentale è lasciato a sé stesso, dove la cultura del possesso prevale su quella del rispetto, lì il sangue scorrerà ancora.

Chiara e Simone volevano solo una casa nuova, un inizio.
Hanno trovato la fine che il loro vicino, e il nostro silenzio collettivo, avevano preparato per loro.

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  • Criminologo esperto in scienze forensi, criminologia investigativa e criminal profiling, pedagogia giuridica, psicopedagogia forense e valutazione della pericolosità sociale, scienze penalistiche, educatore socio-pedagogico e giornalista pubblicista, direttore di comunità.Profondo conoscitore delle trame italiane del periodo che va dalla fine degli anni Ottanta alla metà degli anni Novanta.Consulente della famiglia Mandolini.

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