Dopo 30 anni di silenzio e dubbi, la Procura di Cagliari ha iscritto nel registro degli indagati Enrico Astero, 54 anni, ex fidanzato di Manuela Murgia, la sedicenne trovata senza vita nel canyon di Tuvixeddu nel febbraio 1995. L’accusa è di omicidio volontario aggravato. La svolta arriva grazie a nuove perizie e testimonianze che mettono in discussione la precedente ipotesi di suicidio, aprendo la strada a una possibile verità rimasta nascosta per troppo tempo.

Manuela Murgia.
Il caso irrisolto di Tuvixeddu
Il 5 febbraio 1995, il corpo di Manuela Murgia fu ritrovato nel canyon di Tuvixeddu, a Cagliari. La giovane era scomparsa il giorno precedente dal quartiere Is Mirrionis. All’epoca, la polizia archiviò il caso come suicidio, sostenendo che Manuela si fosse gettata volontariamente nel dirupo. Tuttavia, fin dall’inizio, la famiglia sollevò dubbi profondi: i vestiti della ragazza erano intatti, nonostante l’area fosse recintata e fangosa. Inoltre, sul corpo venne rilevata una sostanza nero-fumo e delle piccole macchie blu del tutto estranee al luogo del ritrovamento. La cintura di pelle che indossava risultava tagliata di netto in più punti, probabilmente da delle forbici, e infine il corpo appariva rivestito post mortem, con gli indumenti sporchi di terriccio nella parte interna e puliti esternamente, un dettaglio che sembrava contraddire la tesi del suicidio.
Le nuove indagini
La Procura di Cagliari ha riaperto le indagini sulla morte di Manuela Murgia. La decisione è stata presa in seguito alla presentazione di una nuova perizia medico-legale da parte della famiglia della ragazza, che ha sempre contestato la tesi del suicidio, e grazie alla presenza di nuovi testimoni che hanno vinto il velo di omertà che circondava la vicenda. Il pubblico ministero Guido Pani ha ora accolto la richiesta, avviando nuove indagini per omicidio volontario.
Già nel 2023, la famiglia aveva portato nuovi elementi, considerati però insufficienti per riaprire per la terza volta le indagini. Il caso ha infatti una lunga storia di archiviazioni, iniziata con la prima del maggio 1997 e la seconda, dopo un anno di indagini, nel 2013. Ma la famiglia di Manuela non si è mai arresa. Nel 2023, la squadra di consulenti tecnici aveva fornito alla Procura una dettagliata consulenza cinematica ad opera del dott. Ferrigno, ingegnere forense, che aveva dimostrato che la caduta accidentale o volontaria dal canyon cittadino fosse inverosimile.
Le nuove prove
Oltre alla consulenza cinematica e alla consulenza medico-legale, le indagini si riaprono all’insegna di nuove testimonianze e nuove analisi sugli abiti di Manuela, conservati in un magazzino dell’ospedale universitario di Cagliari e inizialmente dati per perduti. Questi saranno sottoposti ad esami tecnico-scientifici forensi con le nuove tecnologie disponibili, nella speranza di individuare tracce biologiche o profili genetici che possano fornire indizi sull’identità dell’assassino.
Ulteriori elementi emersi includono il ritrovamento di somme di denaro nascoste nella plafoniera del bagno di casa Murgia e la testimonianza di telefonate sospette ricevute da Manuela nei giorni precedenti la sua morte. Questi dettagli, ignorati all’epoca, potrebbero ora assumere un ruolo cruciale nelle nuove indagini, così come la testimonianza della vicina di casa che all’epoca vide Manuela salire a bordo di un’auto che gli inquirenti dell’epoca attribuirono a un cugino del fidanzato.
Verso una verità attesa da decenni
La riapertura delle indagini rappresenta un passo significativo verso la verità e la giustizia per Manuela Murgia e la sua famiglia. Le nuove prove e le tecnologie avanzate offrono la speranza di risolvere un caso rimasto irrisolto per troppo tempo. La determinazione dei familiari e il rinnovato impegno delle autorità potrebbero finalmente fare luce su una vicenda che ha segnato profondamente la comunità di Cagliari.
L’ultima notizia
Il 30 maggio 2025, la Procura di Cagliari ha notificato a Enrico Astero un avviso di garanzia per omicidio volontario aggravato. L’indagato, difeso dall’avvocato Marco Fausto Piras, sarà sottoposto a una serie di accertamenti tecnici non ripetibili sui reperti legati al caso. Indumenti, scarpe e altri oggetti della vittima, ritrovati nell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Cagliari, saranno scandagliati alla ricerca di tracce di DNA o di altro genere per effettuare le comparazioni. Gli esami saranno effettuati il 4 giugno a Roma nella sede della polizia scientifica, alla presenza anche dei familiari della ragazza scomparsa e degli avvocati Giulia Lai, Bachisio Mele e Maria Filomena Marras.
La famiglia di Manuela Murgia, che non ha mai smesso di cercare la verità, accoglie con speranza questa nuova fase delle indagini, nella speranza che, dopo trent’anni, giustizia possa finalmente essere fatta.




0 commenti