Il Techno-Optimist Manifesto di Marc Andreessen non è soltanto un elogio della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. È il manifesto politico di una parte dell’élite tecnologica americana che rivendica il diritto di guidare il futuro. Tra promesse di abbondanza illimitata, attacchi all’etica tecnologica e riferimenti a figure controverse, il documento rivela una nuova visione del rapporto tra innovazione, mercato e potere…

Marc Andreessen.
Il 16 ottobre 2023 il venture capitalist Marc Andreessen ha pubblicato sul sito di Andreessen Horowitz (a16z) il Techno-Optimist Manifesto, un testo di circa cinquemila parole che si presenta come un’apologia integrale della tecnologia, del capitalismo di mercato e dell’accelerazione dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il documento, lungi dall’essere un manifesto culturale neutrale, è una vera e propria operazione politico-economica che si inserisce nella crisi del modello di venture capital post-ZIRP (Zero Interest Rate Policy), nella controversia globale sulla regolamentazione dell’IA e nella riconfigurazione ideologica delle élite tecnologiche statunitensi.
Chi è Marc Andreessen
Marc Lowell Andreessen nasce il 9 luglio 1971 a Cedar Falls (Iowa) e cresce a New Lisbon, Wisconsin. Studia informatica all’Università dell’Illinois Urbana-Champaign (UIUC), dove si laurea nel 1993. Durante gli studi, presso il National Center for Supercomputing Applications (NCSA), co-sviluppa Mosaic, il primo browser web in grado di visualizzare immagini inline (immagine che viene visualizzata all’interno di un testo o di un blocco di codice senza una riga separata). Trasferitosi in California, incontra Jim Clark, fondatore di Silicon Graphics, che intuisce il potenziale commerciale di Mosaic. Nasce così la Mosaic Communications Corporation a Mountain View, presto ribattezzata Netscape Communications per evitare contenziosi con l’Università dell’Illinois.
L’IPO di Netscape nel 1995 catapulta Andreessen, a soli 24 anni, nell’immaginario pubblico americano e ne fa un multimilionario. Dopo la “guerra dei browser” con Microsoft e la cessione di Netscape ad AOL (4,2 miliardi di dollari), Andreessen co-fonda Opsware (poi venduta a Hewlett-Packard) e Ning, piattaforma per social network.
Ma la parte più interessante è la sua traiettoria politica. A lungo, importante sostenitore del Partito Democratico, nel 2024 diviene consigliere di Donald Trump. Già a fine 2023, secondo diverse fonti, si sarebbe distanziato dall’amministrazione Biden per la volatilità del settore tecnologico. Un episodio finanziario è particolarmente rilevante: nell’aprile 2022 contattò Elon Musk per partecipare al takeover di Twitter, e a16z contribuì all’operazione con 400 milioni di dollari. Nel settembre 2022 il suo patrimonio personale era stimato in circa 1,35 miliardi di dollari.
Andreessen Horowitz (a16z): un colosso del venture capital
Andreessen Horowitz, colloquialmente “a16z” (dalle iniziali e dai 16 caratteri tra “A” e “z” nel nome del fondo), fu fondata il 6 luglio 2009 da Marc Andreessen e Ben Horowitz a Menlo Park, California. I due co-fondatori, già attivi come “super angel investors” tra il 2006 e il 2010, investendo circa 4 milioni di dollari in 45 startup, tra cui Twitter, lanciarono il primo fondo venture con 300 milioni di dollari.
Il modello organizzativo è una innovazione settoriale: a16z ha mutuato l’architettura della talent agency hollywoodiana Creative Artists Agency. Invece di general partner specializzati per settore, ogni partner lavora trasversalmente per tutte le società del portfolio; specialisti interni (business development, recruiting, media, legal, policy) sono dedicati alle aziende investite, il cosiddetto platform model.
Dopo una scalata esponenziale, al 2026 a16z ha effettuato circa 2.700 investimenti, con focus su intelligenza artificiale, biotecnologie, criptovalute, fintech, software enterprise e American Dynamism (difesa, infrastrutture strategiche, interessi nazionali). Tra le exit più significative: l’acquisizione di GitHub da parte di Microsoft per 7,5 miliardi (2018), l’IPO di Airbnb (valutazione superiore ai 100 miliardi), Coinbase, Slack, Lyft, Pinterest, oltre alla partecipazione iniziale in Facebook.
Nel 2019 a16z si è ristrutturata come Registered Investment Adviser (RIA), una mossa scaltra che ha liberato il fondo dai vincoli operativi del Venture Capital Fund Exemption del Dodd-Frank Act, abilitando investimenti più ampi in token, criptovalute e operazioni secondarie.
Il manifesto
Il manifesto sostiene una visione marcatamente pro-crescita, pro-mercato, anti-decrescita, anti-stagnazione e profondamente sospettosa di qualsiasi tentativo di rallentare l’innovazione in nome della sicurezza, dell’equità o della sostenibilità. L’incipit è di tono populista: “We are being lied to” (“ci stanno mentendo”). Insomma ruota intorno a toni distopici. Il manifesto assume delle dottrine principali:
- Tecnologia come unico motore del progresso: la tecnologia è “the only perpetual source of growth”; il progresso tecnologico genera produttività, crescita economica e migliori standard di vita.
- Mercato libero come architettura ottimale: il techno-capital machine “non finisce mai, ma si avvolge continuamente verso l’alto”. Le ricorrenti crisi finanziarie dei mercati moderni sono praticamente assenti dal testo, tranne il riferimento alla “COVID disruption”.
- Intelligenza artificiale come “pietra filosofale”: Andreessen descrive l’IA come una sorta di alchimia moderna, panacea per i problemi della società; arriva a sostenere che “qualsiasi rallentamento dell’IA costerà vite”.
- Abbondanza materiale illimitata: si prefigura un mondo in cui IA ed energia diventeranno “too cheap to meter” e in cui “tutti i beni fisici saranno economici come matite”.
- Visione demografica espansionista: ipotesi di un’umanità di 50 miliardi di persone, colonizzatrice di altri pianeti, animata da una pulsione esplicitamente natalista; il nemico, in questo schema, è “deceleration, de-growth, depopulation”.
Una delle sezioni più interessanti del manifesto è sicuramente quella legata agli “enemies”. Il capitolo si chiama The Enemy e al suo interno vengono esplicitamente elencati la “sustainability”, “trust and safety”, “tech ethics”, “social responsibility” e l’establishment dell’expertise accademica, descritto come “ivory tower, the know-it-all credentialed expert worldview, indulging in abstract theories, luxury beliefs, social engineering” (torre d’avorio, la visione del mondo dell’esperto qualificato e sapientone, indulgere in teorie astratte, credenze di lusso, ingegneria sociale). Le uniche menzioni positive della regolazione riguardano, paradossalmente, la lotta a “corruzione, regulatory capture, monopoli e cartelli”.
Il Techno-Optimist Manifesto non è un semplice testo filosofico: è una dichiarazione di potere di una parte dell’élite tecnologica americana.
Il manifesto si chiude con un canone di 56 “Santi Patroni del Techno-Optimism”, a partire da tre account anonimi di Twitter accreditati come fondatori dell’effective accelerationism (e/acc). L’elenco include pensatori libertari ed economisti, Ray Kurzweil, Friedrich Nietzsche, Milton Friedman, Isabel Paterson, John Galt (personaggio immaginario di Atlas Shrugged), e cinque donne, tra cui Ada Lovelace, Dambisa Moyo e Isabel Paterson.
C’è da dire che nell’elenco di nomi ci sono figure controverse, come quelle di Nick Land, uno dei principali architetti del movimento Dark Enlightenment, antidemocratico, che descrive il pensiero liberale-multiculturale come una nefasta “Cathedral” e il nome di un italiano, Filippo Tommaso Marinetti, autore non solo del Manifesto Futurista del 1909, ma anche co-autore del Manifesto Fascista del 1919, firma del Manifesto degli intellettuali fascisti del 1925 e fondatore di un partito politico futurista poi confluito nel fascismo mussoliniano. Andreessen riscrive esplicitamente un passaggio di Marinetti adattandolo al presente: “Beauty exists only in struggle. There is no masterpiece that does not have an aggressive character” (La bellezza esiste solo nella lotta. Non esiste capolavoro che non abbia un carattere aggressivo).
L’Etica che si oppone alla nuova Tecno Destra
Il manifesto di Andreessen non è solo un atto retorico: è una presa di posizione esplicita in un campo di battaglia intellettuale che vede schierati, sul versante opposto, alcuni tra i più influenti pensatori contemporanei. Quello di Andreessen non è il solo manifesto dello nuova tecno destra americana. In una puntata di Darkcyber vi abbiamo parlato del manifesto di Alex Karp, CEO di Palantir Technologies.
Se Andreessen postula che “qualsiasi rallentamento dell’IA costerà vite”, una vasta letteratura accademica e regolatoria sostiene esattamente il contrario: che è proprio l’assenza di una governance dell’IA a costare vite, diritti, equità e, in scenari estremi, la stessa sopravvivenza umana.
Stuart Russell, professore di informatica a Berkeley e fondatore del Center for Human-Compatible Artificial Intelligence, ha smontato l’argomento centrale del manifesto in una testimonianza al Senato degli Stati Uniti del luglio 2023:
“Regulation is often said to stifle innovation, but there is no tradeoff between safety and innovation. An AI system that harms human beings is simply not good AI.” (Si dice spesso che la regolamentazione freni l’innovazione, ma non esiste alcun compromesso tra sicurezza e innovazione. Un sistema di intelligenza artificiale che arreca danno agli esseri umani non è semplicemente un buon sistema di intelligenza artificiale).
Russell ha individuato il problema-chiave dell’IA contemporanea nel quello che chiama King Midas problem (il problema di Re Mida): sistemi che perseguono obiettivi mal specificati. I “social media algorithms were trained to maximize clicks and learned to do so by manipulating human users and polarizing societies” (gli algoritmi dei social media sono stati programmati per massimizzare i clic e hanno imparato a farlo manipolando gli utenti e polarizzando le società). È un’osservazione che è l’esatto opposto della visione di Andreessen per cui il mercato, lasciato a sé stesso, produce risultati ottimali. Russell formula il “problema del controllo” in questi termini: “Come possiamo mantenere per sempre il potere su entità che, alla fine, diventeranno più potenti di noi?”.
Pochi mesi prima della pubblicazione del manifesto, nel maggio 2023, oltre cinquecento ricercatori, tra cui i Premi Turing Geoffrey Hinton e Yoshua Bengio e il CEO di Anthropic Dario Amodei, hanno firmato una dichiarazione del Center for AI Safety:
“Mitigating the risk of extinction from AI should be a global priority alongside other societal-scale risks such as pandemics and nuclear war.” (La riduzione del rischio di estinzione causato dall’intelligenza artificiale dovrebbe costituire una priorità globale, al pari di altri rischi su scala sociale quali le pandemie e la guerra nucleare).
Bengio, probabilmente il ricercatore vivente più citato al mondo, ha dichiarato che “stiamo giocando col fuoco” e che “non sappiamo ancora come assicurarci che le macchine non si rivolgano contro di noi”. Hinton, vincitore del Premio Nobel per la Fisica 2024 per il suo lavoro sulle reti neurali, ha lasciato Google nel maggio 2023 proprio per poter parlare liberamente dei rischi, stimando una probabilità tra il 10% e il 20% che l’IA spazzi via l’umanità entro pochi decenni. L’opposizione con Andreessen è aritmeticamente quantificabile se si leggono le rilevazioni della community AI, la P(doom) (probabilità soggettiva di catastrofe) attribuita ad Andreessen è di 0%, contro un valore tra 10% e 25% di Amodei.
Perché leggerlo?
Visioni opposte e scenari catastrofiche, rimane una domanda, perchè leggere il manifesto di Andreessen? Il manifesto è sicuramente un documento che rivela lo stato d’animo, le ambizioni e le inquietudini di una specifica frazione di capitalismo finanziario che vorrebbe ridisegnare a propria immagine il rapporto tra tecnologia, mercato, Stato e democrazia. Il testo costruisce, scientemente un binario manicheo (tecno-ottimismo vs. nemici della tecnologia), riducendo a “luddismo” qualsiasi posizione critica. Rappresenta un assunto che elude la questione dell’accessibilità, chi beneficia della tecnologia e chi resta indietro, cosa curiosa se pensiamo che Mosaic, l’invenzione che fonda la fortuna di Andreessen è prodotto del sistema universitario pubblico.
Più che descrivere il futuro, Andreessen rivendica il diritto dei tecnocapitalisti di decidere come dovrà essere costruito.
Quello che non dobbiamo sottovalutare è quello che questo manifesto ci aiuta a leggere tra le righe, un nuovo rapporto con il potere. Sin dagli anni ’60, la Silicon Valley ha coltivato narrazioni utopiche sulla tecnologia: dal “nuovo comunalismo” di Stewart Brand al ciber-libertarismo di Kevin Kelly e John Perry Barlow. Il manifesto di Andreessen è l’ultima istanza di una tradizione technocapital-utopian californiana, ma segna uno spostamento qualitativo: non è più solo apologia tecnologica, ma rivendicazione esplicita di potere politico per la classe dei tecnocapitalisti, che ambiscono a essere riconosciuti come pensatori e legislatori del futuro.




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