Terrorismo armeno e caso Orlandi: inquietanti coincidenze

Scritto da: Ezio Gavazzeni
13 Febbraio 2025

Il 28 agosto 1983 si attende un nuovo attentato al papa e, contestualmente, la scadenza dell’ultimatum alla famiglia Orlandi. Le due vicende sembrano oggi legate da un fattore comune: il coinvolgimento del terrorismo armeno.

Il papa deve morire, edito da PaperFIRST.

Il mio nuovo libro, Il papa deve morire sembra non terminare mai. Ogni giorno arrivano nuove evidenze da fonti, anche inaspettate, che mi costringono ad aggiungere dettagli dove sembravano non essercene più da chiarire. Puntualizzo che per il libro non ho usato fonti come libri, articoli di giornale o relazioni ma solo documenti originali di Servizi segreti, Digos, ministeri, presidenza del Consiglio, carabinieri e polizia.

“Il papa morirà”

In questo caso, un episodio citato nel libro si interseca con la sparizione di Emanuela Orlandi. Lì per lì, mentre chiudevo il testo, nel novembre del 2024, non me n’ero accorto ma oggi, a distanza di pochi mesi, l’evidenza della connessione è diventata così evidente che non posso fare a meno di parlarne.

Una nuova evidenza si aggiunge alla minaccia di morte al papa, l’ultima in termini di tempo, da parte dell’ASALA del 26 agosto 1983. La firma di Oscar Luigi Scalfaro sull’accordo di pace firmato a Beirut dallo Stato italiano con l’ASALA, è ancora fresca ma lo stesso, qualche giorno dopo, arriva una telefonata sinistra in Turchia. Un uomo che si identifica come Terzian, chiama l’ANSA di Ankara il 26 agosto, nel pomeriggio.

Recita il documento del ministero degli Interni:

“Fonte qualificata riferisce che corrispondente ANSA da Ankara asserisce aver ricevuto primo pomeriggio oggi telefonata di persona che, identificandosi per tale Terzian della organizzazione terroristica armena ASALA, avrebbe scandito in turco seguenti parole: ‘Domenica il papa morrà’.”

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Il documento del ministero degli Interni.

Una connessione fin troppo evidente

Questa minaccia scatena uno spiegamento di forze poderoso intorno a Castelgandolfo. Il papa viene blindato nella residenza estiva e le visite vengono diradate. Il giorno dopo la telefonata, il 27 agosto, il Pontefice deve recarsi in visita ad Anzio e all’ospedale “Villa Albani”, dove vuole visitare la cappella intitolata a Pio IX, ma le forze dell’ordine glielo proibiscono perché i servizi segreti non erano riusciti a perquisire la cappella in tempo e la suora che lo aspettava con le chiavi della cappella rimarrà parecchio delusa.

Ciò che non mi era apparso subito connesso, tra la minaccia di morte e la sparizione Orlandi, è che la domenica 28 agosto, data della minaccia di morte al papa, coincide con l’ultimatum alla famiglia Orlandi: tutti si aspettavano che domenica 28 agosto, Emanuela Orlandi morisse.

Errore o strategia?

Ciò che sulla stampa italiana non è stato riportato correttamente, è che a chiamare l’ANSA di Ankara non è Turkesh, ma questo Terzian dell’ASALA.

Ecco una seconda “coincidenza” che ci dice, dopo il famoso lapsus del telefonista alla famiglia Orlandi dell’8 luglio 1983 (che il lettore troverà nel mio libro), ASALA al posto di ANSA, che un’intromissione del terrorismo armeno nella sparizione delle due ragazze non è da escludere. È evidente che tutti sono stati sviati da questa rivendicazione “Turkesh” che la stampa italiana ha privilegiato, al posto di quella corretta: ASALA.

C’è una regola nei gialli, scritta da Agatha Christie: una coincidenza è una coincidenza; due coincidenze fanno un indizio; tre coincidenze costituiscono una prova… per ora siamo a due. Credo che per la terza non dovremo aspettare a lungo.

Approfondimenti
↪ Il papa deve morire

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Autore

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  • Scrittore. Vive e lavora a Milano. Fin dagli anni ’80 ha lavorato come correttore e redattore per importanti collane Mondadori, Motta editore, Giuffré e per importanti case editrici. Conduce da anni corsi di scrittura e ha ottenuto importanti e prestigiosi premi letterari. È autore di romanzi thriller e noir. Ha pubblicato storie di mafia con il supporto di Salvatore Borsellino. "Il papa deve morire", edito da PaperFIRST, è il suo ultimo lavoro d’inchiesta.

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