Un normale controllo in un B&B di Viterbo si è trasformato in un caso nazionale: due cittadini turchi sono stati arrestati con armi al seguito. L’ombra del terrorismo si è subito affacciata sull’evento simbolo della città, la processione di Santa Rosa, ma la pista sembra perdere consistenza. Resta aperta la questione della vulnerabilità dei cosiddetti “soft-target”…

La festa di Santa Rosa a Viterbo.
L’arresto effettuato a Viterbo dei due cittadini turchi da parte del personale della Polizia di Stato è certamente un segnale positivo in termini di prontezza operativa, di capacità di azione, di sinergia fra privato – il proprietario di un B&B che nota alcune stranezze e le segnala immediatamente – e pubblico, ovvero gli uomini della Questura di quella cittadina che tempestivamente si attivano e catturano due soggetti molto pericolosi.
Non è ancora dato sapere cosa effettivamente i due arrestati si proponessero di fare e, stando a quanto trapela, sembrerebbe perdere consistenza l’ipotesi di un attacco di tipo terroristico da compiersi durante la processione in onore di Santa Rosa. In verità lo scenario sarebbe stato perfetto in termini di “remunerabilità”. Perchè? Moltissimi partecipanti, una relativamente limitata presenza di operatori delle FFOO, la presumibile assenza di team tattici, anche se su questo aspetto, in virtù anche della prevista presenza dell’ambasciatore israeliano, è immaginabile che qualcosa di strutturato fosse stato previsto.
I Rischi dei Soft-Target
Insomma, gli elementi per la “massimizzazione del risultato” da parte degli eventuali aggressori ci sarebbero stati tutti e si sarebbe così realizzato uno scenario che, come ho scritto più volte in questi ultimi 10 anni, rappresenta il peggiore fra gli incubi di chi si occupa di antiterrorismo e di controterrorismo. Sto parlando di un attacco a quello che può essere considerato un soft-target, con altissima presenza di pubblico e certamente non difeso in maniera particolarmente strutturata, come può accadere, ad esempio, nel caso delle esequie di un Papa o del suo insediamento.
Se si pensa agli attacchi portati dal 2014 ad oggi, molto spesso si è trattato di luoghi pubblici scarsamente difesi, frequentati da un gran numero di cittadini e nei quali i controlli sono difficili da realizzare in modo da limitare i rischi in maniera concreta. Una festa popolare è quanto di meglio possa presentarsi per massimizzare il “risultato” rendendo accettabili i rischi che gli attaccanti correrebbero, e lo stesso dicasi per le funzioni religiose che si svolgono in luoghi lontani dalle grandi città, ma non per questo poco frequentate. D’altronde la difesa di obiettivi più o meno potenziali è un tema di difficilissima soluzione.
Ipotesi sui Moventi
Restano le perplessità su cosa davvero avessero intenzione di fare i due cittadini turchi. Sarebbe singolare se si fossero sobbarcati di un viaggio lunghissimo, ben sapendo di rischiare di finire sotto i radar delle FFOO, solo per vendere una mitraglietta e una pistola. I trafficanti di armi utilizzano ben altri canali e metodi decisamente più ispirati al business, piuttosto che affidarsi a due soggetti simili che trasportavano, se l’ipotesi fosse confermata, un campionario davvero esiguo. Più probabile che volessero colpire qualcuno e probabilmente le indagini riusciranno a scoprire chi doveva essere il loro obiettivo.
In ogni caso, se l’azione a fuoco si fosse svolta durante la processione è molto probabile che le vittime sarebbero state obiettivi predeterminati e non la folla indiscriminata. Poco sarebbe cambiato in termini di risultato, rispetto a un’azione terroristica propriamente detta. Una folla che in preda al panico fugge su strade strette e con poche vie di uscita è capace di generare comunque morti e feriti in quantità. In conclusione appare evidente come sia impensabile immaginare di abbassare la guardia e come sia determinante continuare tutti, ognuno secondo le proprie capacità, a mantenere un atteggiamento vigile e partecipativo.




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