Tony Chichiarelli e il Mossad. Una nuova luce sul Caso Moro?

Scritto da: Gianluca Zanella, Marcello Altamura

Abile falsario, amico di Danilo Abbruciati, vicino alle Brigate Rosse e ai Nar, autore del falso comunicato del Lago della Duchessa e ora, stando alle rivelazioni dell’ex 007 Antonio Cornacchia, anche antenna del Mossad in Italia. Chi era davvero Tony Chichiarelli? E se davvero era uomo del servizio segreto israeliano, cosa cambia nell’interpretazione che dobbiamo dare al Caso Moro?

Le rivelazioni di Airone1

Tony Chichiarelli era uomo del Mossad.
Almeno stando a recenti – e inedite – esternazioni dell’ex generale dei Carabinieri Antonio Cornacchia, che in due occasioni, sempre con noi di DarkSide – Storia Segreta d’Italia, si è lasciato andare a ricordi del suo passato di agente segreto.

Antonio Cornacchia, ex generale dell’Arma dei Carabinieri.

Ma andiamo con ordine e spieghiamo di chi stiamo parlando e perché questa potrebbe essere una notizia tale da gettare una nuova, inquietante luce, su uno dei casi di cronaca più controversi degli ultimi 45 anni: il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro.

Un uomo, mille volti

Antonio “Tony” Chichiarelli non è un personaggio facilmente decifrabile. Recentemente è stata anche annunciata la realizzazione di un film su di lui, tratto dall’unico libro che abbia mai affrontato a 360° gradi questa enigmatica figura, scritto dai giornalisti Nicola Biondo e Massimo Veneziani.

Il falsario di Stato. Uno spaccato noir della Roma degli anni di piombo. Scritto da Nicola Biondo e Massimo Veneziani. Edito da Cooper nel 2008.

Abile falsario di opere d’arte e di documenti, abruzzese d’origine e romano d’adozione, si muoveva a suo agio tra Banda della Magliana, Brigate rosse, servizi segreti e malavita in generale. Un’informativa riservata della Guardia di Finanza del 10 novembre 2015, che DarkSide – Storia Segreta d’Italia presenta qui per la prima volta, ricostruisce la carriera criminale di Tony:

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L’informativa riservata della Guardia di Finanza del 10 novembre 2015.

Nel 1968/1969 espletò il servizio di leva nel corpo degli Alpini e, una volta congedatosi, partì per Roma ove iniziò a frequentare ambienti criminali della Capitale. Denunciato due volte, una il 6 dicembre 1972 e una il 21 ottobre 1974 per rapina e porto abusivo e detenzione di armi, fatti per i quali venne poi condannato, Chichiarelli stringe legami con confidenti dei servizi segreti, come Luciano Dal Bello, ed elementi della destra eversiva a sua volta in contatto con tale Balassone, facente parte del centro Roma 2 del SISDE. L’informativa riservata della Guardia di Finanza sottolinea inoltre l’emergere dei contatti con Massimo Sparti, aderente al gruppo di estrema destra di viale Marconi/Eur, di cui facevano parte Alessandro Alibrandi, Massimo Carminati e i fratelli Fioravanti.

Da sinistra verso destra: Alessandro Alibrandi, Massimo Carminati e Giuseppe Valerio Fioravanti detto Giusva.

Negli ultimi tempi della sua vita, come dichiarato in sede processuale dalla moglie Chiara Zossolo, aveva frequentato, malgrado le sue idee non fossero di sinistra, la sede del collettivo dell’Autonomia romana di Via dei Volsci, il cui leader era Daniele Pifano coinvolto nel tentativo di liberazione di Aldo Moro attraverso la mediazione di Claudio Vitalone, all’epoca applicato in qualità di Sostituto alla Procura Generale della Repubblica di Roma.

La rapina del secolo

Tony diventa celebre nel pantheon dei misteri d’Italia per quella che, all’epoca, venne ritenuta la rapina del secolo: il colpo alla Brink’s Sekurmark di Roma, avvenuta il 24 marzo del 1984. Una rapina che fruttò circa 35 miliardi di vecchie lire e che venne inizialmente rivendicata a nome delle Brigate rosse con una telefonata al quotidiano Il Messaggero il successivo 26 marzo: una voce anonima che si definiva portavoce delle BR, disse che nel cestino dei rifiuti di via Belli avrebbero trovato del materiale interessante. Guarda caso, era lo stesso cestino in cui cinque anni prima era stato trovato il falso comunicato n°7 delle BR, redatto proprio da Tony, in cui si indicava erroneamente che il corpo di Aldo Moro si trovata nel lago della Duchessa.

Il furgone utilizzato dai rapinatori per introdursi all’interno dell’istituto.

Il falso comunicato n°7 delle Brigate Rosse

Oggi 18 aprile 1978, si conclude il periodo “dittatoriale” della DC che per ben trent’anni ha tristemente dominato con la logica del sopruso. In concomitanza con questa data comunichiamo l’avvenuta esecuzione del presidente della DC Aldo Moro, mediante “suicidio”. Consentiamo il recupero della salma, fornendo l’esatto luogo ove egli giace. La salma di Aldo Moro è immersa nei fondali limacciosi (ecco perché si dichiarava impantanato) del lago Duchessa, alt. mt. 1800 circa località Cartore (RI) zona confinante tra Abruzzo e Lazio.

È soltanto l’inizio di una lunga serie di “suicidi”: il “suicidio non deve essere soltanto una “prerogativa” del gruppo Baader Meinhof.

Inizino a tremare per le loro malefatte i vari Cossiga, Andreotti, Taviani e tutti coloro i quali sostengono il regime.

P.S. – Rammentiamo ai vari Sossi, Barbaro, Corsi, ecc. che sono sempre sottoposti a libertà “vigilata”.

18/4/1978 Per il Comunismo Brigate Rosse

Le ricerche del corpo di Aldo Moro presso il lago della Duchessa.

Il rebus del borsello

Lì tra i rifiuti, vennero rinvenuti una serie di indizi che rimandavano al Caso Moro e che sembrò suggerire che dietro quel colpo ci fosse ben altro o, quantomeno, vi fosse un messaggio rivolto a orecchie che potessero sentire: sul luogo del misfatto vennero infatti rilasciate, tra le varie cose, le copie originali di alcune schede ritrovate in fotocopia il 21 marzo 1979 in un borsello rivenuto a Roma all’interno di un taxi da due studenti americani iscritti all’American University of Rome.

All’interno di quel borsello, una serie di oggetti dal valore altamente simbolico, che rimandavano a loro volta ad altre vicende, prime fra tutte il caso Moro e il delitto del giornalista Mino Pecorelli, avvenuto esattamente il giorno prima: la copia fotostatica di 4 schede informative, una delle quali relativa a Pecorelli ed una relativa ad un attentato alla scorta del Presidente della Camera dei Deputati, Pietro Ingrao, un volantino delle Brigate Rosse, delle armi e munizioni e una testina rotante IBM.

Non era una scelta casuale. Lo prova quanto accadde il 5 agosto 1979 quando, all’interno dell’ospedale San Camillo di Roma, Chichiarelli viene trovato in possesso di una testina rotante IBM. Un gioco di rimandi e di simboli che continua anche il 17 novembre 1980, quando viene ritrovata un’altra scheda relativa a Pecorelli, identica alle altre ma con l’aggiunta di un particolare e cioè l’annotazione relativa a Sereno Freato, stretto collaboratore di Aldo Moro che si era interessato del sequestro e del tentativo di liberazione dello statista.

Il collegamento tra quel borsello e Tony Chichiarelli venne fatto solo dopo la sua morte, avvenuta il 28 settembre 1984, circa sei mesi dopo la rapina miliardaria. Ignoti killer lo attesero sotto casa e lo freddarono con 4 colpi di pistola munita di silenziatore.

Il corpo di Mino Pecorelli dopo l’attentato in via Orazio a Roma, nelle vicinanze della redazione di OP.

Cornacchia, l’investigatore dei misteri

Veniamo ora ad Antonio Cornacchia. Ufficiale dei Carabinieri e successivamente in servizio al Sismi, col nome in codice di Airone 1, è stato l’investigatore italiano dalla metà degli anni ’70 più coinvolto nei ‘misteri d’Italia: dall’Anonima Sarda al caso Moro, dall’omicidio Pecorelli sino all’arresto di Vallanzasca. Attualmente generale a riposo, in due occasioni, Antonio Cornacchia ha fornito due informazioni del tutto inedite, mai rese nemmeno durante il processo per l’omicidio di Mino Pecorelli a Perugia nel 1993, dove molte furono le domande riguardo il suo rapporto con Tony Chichiarelli.

Prima ha affermato che il falsario abruzzese fosse un suo confidente, poi che fosse “un’antenna del Mossad”. Questa seconda affermazione – che abbiamo avuto modo di riscontrare attraverso un’altra fonte che riteniamo attendibile – verrebbe da una confidenza ricevuta da un’ufficiale donna dell’aviazione israeliana conosciuta nell’ambito del proprio lavoro all’interno del Sismi.

Mossad: il grande assente nel Caso Moro

E non è un’affermazione da poco, considerando che – tra le altre cose – Tony Chichiarelli è autore del falso comunicato del Lago della Duchessa, di cui abbiamo accennato prima. Un falso che le Brigate Rosse sconfessarono subito ma che, a 45 anni di distanza, non ha ancora un committente certo. Certo è invece che l’autore materiale di quel comunicato fosse Tony Chichiarelli, quel personaggio borderline che aveva contatti con mondi molto diversi.

Nel corso dei decenni, nel caso Moro sono stati chiamati in causa, oltre alle Brigate Rosse, i soggetti più disparati: il terrorista internazionale Carlos lo sciacallo, i berretti verdi americani, la Cia, il Kgb, i servizi segreti britannici e, ultimamente, anche Gladio.

Il grande assente è il servizio segreto israeliano, il Mossad. Un assente ingiustificato, se pensiamo al ruolo giocato da Aldo Moro nello scacchiere internazionale e nel formarsi di quell’accordo con l’Olp palestinese passato alla storia come il Lodo Moro. Un accordo che risparmiò all’Italia – per un arco di tempo che va dalla metà degli anni Settanta al principio degli Ottanta – attentati di matrice arabo-palestinese, in cambio dell’impunità per i terroristi che transitavano dal nostro paese. Un accordo mai digerito da Israele.

Eppure guardando attentamente all’intera vicenda che ha segnato l’anima delle nostre istituzioni, in filigrana può notarsi una presenza discreta, ma costante, del Mossad.

Il borsello di Tony: un’operazione d’intelligence?

Ed è proprio l’ombra del servizio segreto israeliano che si scorge dietro le curiose circostanze che avvolgono il ritrovamento del borsello, i contorni di questa vicenda si fanno ancora più misteriosi. Se è vero che il borsello venne consegnato ai carabinieri del colonnello Cornacchia spesso si dimentica che i due studenti americani non si recarono immediatamente dalle autorità, ma corsero in via della Lungara, a casa della persona che li ospitava: Edoardo Almagià.

Chi sia ce lo spiega con dovizia di particolari lui stesso nel suo sito internet: esperto in questioni internazionali e appassionato di arte antica e medievale. Nato a New York da famiglia ebrea fuggita dall’Italia a seguito delle Leggi Razziali, ha sempre fatto avanti e indietro tra gli Stati Uniti e l’Italia. Proprio con riferimento alla storia del borsello, nel 1984, dopo la rapina alla Brink’s Sekurmark, il Sisde comincia ad attenzionarlo, ponendo l’accento sul suo ruolo di docente di Storia dell’Arte presso l’American University of Rome, ritenuta dai nostri 007 una sorta di centrale dell’intelligence a stelle e strisce [e, casualità, stessa facoltà frequentata dagli studenti che ritrovano il borsello]. Lo stesso Almagià scrive questo sul suo sito: “Tornato a Roma, sono stato chiamato dal direttore della American University of Rome, dove ho insegnato Storia dell’Arte antica. Si chiamava David Colin, dell’accademico aveva poco e ho sempre sospettato fosse stato un agente dei servizi segreti”.

Altra cosa interessante ce la dice sempre lui stesso scrivendola sul suo sito: inviato dalla Cirio – per cui lavorava – in Congo, ricevette aiuto dal padre di una sua amica “che aveva un ruolo importante nei servizi segreti israeliani”.

Insomma, nel momento in cui Cornacchia sostiene che Tony Chichiarelli fosse uomo legato al servizio segreto israeliano, considerando la curiosa vicenda che vede il borsello dal contenuto scottante passare tra le mani di Almagià, domandarsi se l’ombra lunga del Mossad lambisca anche il Caso Moro non è poi così avventato. Di certo se le parole dell’oggi ultra-ottantenne Airone 1 venissero maggiormente approfondite e confermate, cambierebbe la lettura che viene data alla redazione del falso comunicato della Duchessa, imponendo nuove – e certamente inquietanti – domande.

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  • Gianluca Zanella

    Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, dal 2024 è redattore di InsideOver. È fondatore del format d'inchiesta DarkSide - Storia Segreta d'Italia.

  • Marcello Altamura

    Nasce a Napoli. Ha scritto “Dodici Leoni” insieme a Franco Esposito nel 2015 per Absolutely Free poi “La Borsa di Moro” per Iuppiter Edizioni nel 2016. Nel 2017 è stata la volta de “L’anno del Grifo” per Absolutely Free e per la stessa casa editrice, nel 2018, “Le quattro vite di Mike”. Nel 2019 ha pubblicato “Il professore dei misteri” per Ponte alle Grazie e, per la stessa casa editrice, anche “La Casta è rimasta”, nonché, per Slalom Edizioni, “Bomber con i guanti”. Ha scritto, insieme ad altri autori, “Tutti in piedi per la Carpisa” per Graf Editore nel 2006 e “Totò sbanca” per Iuppiter Edizioni nel 2017. Dal 2019 cura, insieme a Gianluca Zanella, il format di approfondimento storico e politico DarkSide - Storia Segreta d’Italia.

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