Il personaggio più enigmatico degli Anni di Piombo arriva per la prima volta al grande pubblico: in libreria dal 13 gennaio e su Netflix, in oltre 50 paesi, il 23 gennaio. Parliamo di Tony Chichiarelli, il “falsario di Stato”…
Darkside – Storia Segreta d’Italia ha l’onore di poter annunciare in anteprima nazionale la prossima pubblicazione del libro “Il falsario di Stato”, di Nicola Biondo e Massimo Veneziani, in tutte le librerie dal 13 gennaio. E presto su Netflix. Quello che segue è un articolo a firma dei due autori.
Quando abbiamo cominciato a scrivere Il Falsario di Stato non avevamo in mente un film. Avevamo in mente una forma.
Non volevamo raccontare un mistero italiano aggiungendo l’ennesimo mattone alla biblioteca del true crime. Non ci interessava la biografia criminale, né l’aneddotica, né la cronaca travestita da romanzo. Quello che ci interessava era capire come una menzogna potesse diventare linguaggio di potere. Come un falso potesse funzionare meglio del vero. Come una messinscena potesse produrre effetti reali. Per questo abbiamo scelto una strada anomala: scrivere come si filma.
Scene brevi. Dialoghi secchi. Montaggio serrato. Una narrazione che procede per inquadrature, non per capitoli. Non perché “fa più moderno”, ma perché è l’unico modo onesto per raccontare certi fatti.
Antonio Chichiarelli, detto Tony, non è il protagonista nel senso classico del termine. È una funzione narrativa. Un dispositivo. Un uomo che attraversa gli anni di piombo come un operatore invisibile, muovendosi tra estremismi politici, criminalità organizzata, apparati dello Stato. Non appartiene mai del tutto a un campo. Sta sempre un passo di lato. Tony è “l’arci-illusionista”, il gran maestro della contraffazione. E non è un vezzo letterario. È una definizione tecnica. Chichiarelli falsifica quadri, documenti, comunicati, identità. Ma soprattutto falsifica la percezione della realtà.
Durante il sequestro Moro, firma il comunicato numero 7 delle Brigate Rosse. Quello che annuncia l’avvenuta esecuzione dell’ostaggio e indica il lago della Duchessa come luogo del corpo. È un falso. Ma è un falso perfetto. Funziona. Sposta uomini, mezzi, attenzioni. Produce conseguenze reali. Perché il falso non serve a nascondere la verità. Serve a governarla. È lì che Il Falsario di Stato smette definitivamente di essere una storia criminale e diventa qualcos’altro. Un libro sulla menzogna come infrastruttura. Sull’inganno non come deviazione, ma come metodo. Su un Paese che ha imparato a convivere con i falsi purché siano verosimili.
Scrivere questa storia con una forma tradizionale sarebbe stato un tradimento. Perché il cuore del racconto non è “cosa è successo”, ma come è stato messo in scena. E allora abbiamo scritto come si monta un film: tagliando, accostando, lasciando vuoti. Fidandoci dell’intelligenza del lettore. Costringendolo a guardare, non a farsi spiegare. Solo dopo, molto dopo, il cinema è arrivato davvero.
Netflix e Cattleya non hanno “preso una storia”. Hanno riconosciuto una struttura. Un ritmo. Una grammatica già cinematografica. Il film tratto dal libro — con Pietro Castellitto nei panni di Chichiarelli — uscirà in oltre cinquanta Paesi. Non come adattamento ornamentale, ma come prosecuzione naturale di un esperimento narrativo riuscito. Per questo oggi Il Falsario di Stato torna in libreria in una posizione particolare. Non perché “c’è il film”. Ma perché è il momento di tornare al punto in cui tutto è cominciato. Tutto avverrà in pochi giorni: il 13 gennaio leggerete la nuova versione del Falsario di Stato per SEM-Feltrinelli, dal 23 gennaio lo vedrete danzare su Netflix.
Accostare a questa storia il vostro personale immaginario vi farà male, e forse salverà qualcuno. Ecco allora la nostra dichiarazione di metodo: Tony ha suonato da virtuoso nell’orchestra maligna dei grandi misteri. Ai posteri ha consegnato spartiti che sono detonatori.
Questo libro è uno di quegli spartiti.
Non esplode per fare rumore.
Esplode per mostrare come funziona la macchina.







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