Le ulteriori risultanze nella condanna Stasi

Scritto da: Mariano Gambino
7/10Questo articolo è parte del dossier: Anatomia della condanna StasiLEGGI IL DOSSIER
25 Maggio 2026

Dopo l’analisi dei sette indizi principali, la sentenza richiama una serie di ulteriori risultanze che contribuiscono alla formazione del giudizio: i presunti graffi sul braccio di Alberto Stasi, il DNA subungueale e il tema del movente. In questo capitolo analizziamo documenti, perizie e motivazioni dedicate a questi elementi…

In verità il primo titolo che avevo dato era “La puntata della sofferenza e della rabbia”. Perché umanamente non può non sollevarsi un moto di rabbia nel vedere ciò che è stato fatto. Ma se la rabbia è un sentimento comprensibile, un segnale di allarme a fronte di minacce, frustrazioni e ingiustizie, rimane però spesso fine a sé stessa, se solo interpretata come sfogo o come forza distruttiva. Così, ma con grande sforzo, vi assicuro, ho preso tempo e lasciato che rimanesse l’amaro sentimento della sofferenza e del dispiacere, superando i moti di rabbia, in questo caso generarti dall’assistere ad una grave ingiustizia unita alla frustrazione di non aver visto (per ora) riparazione a tale ingiustizia.

In questa puntata chiuderemo abbastanza rapidamente il novero dei famosi sette indizi e ci occuperemo delle famose scarpe Frau taglia 42. Ma il fulcro della puntata saranno quelle che in sentenza vengono definite “le ulteriori risultanze” , ossia quegli elementi non inseriti nella lista degli ormai famosi sette indizi (che abbiamo visto nelle puntate precedenti), ma che hanno contribuito alla formazione del giudizio in modo potremmo dire “accessorio”.  Mi pare paradossale ascoltare coloro che si affrettano a specificare “sì, ma Stasi non è stato condannato per tali temi”. Ma allora perché se ne è dibattuto accanitamente, anche quando era palese che non vi erano presupposti per farlo? E perché in sentenza occupano pagine importanti?

Si tratta di 3 temi specifici:

  1. I “graffi” sul braccio di Stasi
  2. Il DNA subungueale ritrovato sotto le unghie di Chiara
  3. Il movente del delitto.

Per chi conosce un po’ il caso, avrà subito capito il perché del titolo. Per chi magari lo conosce meno o non conosce i dettagli…beh, si prepari ad un brutto viaggio. Su tutti e tre i percorsi, purtroppo.

I “graffi” sul braccio di Stasi

8 settembre 2014. Ricordatevi questa data, e non tanto perché fosse l’anniversario dell’armistizio, ma perché in quel giorno succedono due cose contemporaneamente in due posti diversi che si sarebbero volute collegare tra loro. Fosse stato così, quasi sicuramente la condanna di Stasi sarebbe stata veloce e -se veri questi fatti- probabilmente giusta. Invece qualcosa andò storto, per chi desiderava a tutti i costi la colpevolezza di Stasi. Questo “a tutti i costi” trova in questa puntata uno dei suoi più tristi capitoli…lo vedremo assieme. Il primo dei due elementi che si vorrebbero far concordare è la deposizione del brigadiere Pennini di fronte alla PM Barbaini. Pennini parla di graffi sull’avambraccio di Alberto Stasi, che lui e il carabiniere Serra avrebbero notato il giorno stesso del delitto, il 13 agosto 2007. Vi chiederete: come mai se ne sortiscono con questa dichiarazione 7 anni dopo? Vi chiederete: come può essere che due carabinieri che notano una cosa così grave e indicativa nell’immediatezza di un delitto non abbiano fotografato, verbalizzato, avvisato i superiori? Vi chiederete: come mai i superiori che Pennini e Serra dicono di aver informato non lo ricordano? Vi chiederete: ma come mai due carabinieri che nella migliore delle ipotesi sono stati gravemente negligenti non verbalizzando nulla, se ne vengano sette anni dopo a confessare questa loro grave mancanza? E forse alla fine vi chiederete: ma questi graffi poi c’erano o no?

Beh, non vi posso dire tutto ora, non voglio “spoilerare” la puntata, no? Possiamo metterla così: i graffi non c’erano affatto, ma era importante parlarne. Dimostreremo nella puntata che non solo non c’erano, ma lo stesso Pennini molti anni dopo lo ammise, forse nella convinzione di poter sminuire l’importanza di ciò che è processualmente accaduto, e forse senza rendersi conto di aver ottenuto esattamente il risultato opposto, ossia di rendere ancora più grave quanto successo da quel 8 settembre 2014 fino al termine del processo di appello bis. Una serie di dichiarazioni ondivaghe, che prima parlano di graffi, poi li trasformano in arrossamenti, poi piccoli segni, poi certamente non connettibili con l’azione omicidiaria. Peccato che in udienza, dove conta, erano graffi e poi solo nei salotti televisivi erano diventati meno che arrossamenti, non certo derivanti da una colluttazione presunta. In tutta questa storia di Garlasco ci sono troppe cose che non vanno. Questa è una di quelle, e sarebbe cosa buona e giusta che Pennini desse delle spiegazioni precise sulla vicenda, così come noi minuziosamente ricostruiamo nella puntata 6. Chissà se qualcuno gli farà qualche precisa domanda in merito. Ma non in televisione. Io lo spero.

Il DNA subungueale

Capitolo anche questo tra i più brutti. Questa vicenda del DNA parte da lontano, dal ricorso contro la sentenza di assoluzione del 2011. Fu in particolare l’avvocato della parte civile ad insistere: “Si riteneva, dunque, oltremodo necessario procedere ad un’analisi più approfondita dei margini ungueali di Chiara Poggi, soprattutto in considerazione del fatto che la vittima era stata investita da plurimi colpi al capo provenienti da un corpo contundente impiegato a distanza ravvicinata e quindi le unghie potevano essere dei potenziali ricettacoli di materiale biologico attinto nel tentativo di difendersi dall’aggressore»

E la linea era fermamente mantenuta anche nel dibattimento, eccolo nell’udienza del 9 aprile 2014: «…al fine di procedere poi all’analisi circa l’eventuale presenza di un DNA esogeno e, in un caso come questo, in cui vi è stata molto probabilmente una colluttazione, vista la dinamica con cui questo efferato crimine si è realizzato, è altamente probabile che un contatto fisico tra Chiara Poggi e il suo aggressore ci sia stato e quindi trovare o riscontrare la presenza di qualcosa sotto quelle unghie sia di particolare importanza”

Il percorso era chiaro, perlomeno per l’avvocato Tizzoni. Prima di seguire il doloroso percorso di questa “rinnovazione istruttoria” facciamo solo un rapido salto in avanti, solo per notare che le conclusioni della Corte furono ben diverse a quanto prospettato dall’avvocato Tizzoni: “Non solo, ma ciò che più rileva è che Chiara non si è difesa e non ha reagito affatto, a ulteriore conferma del rapporto di estrema confidenza e intimità col visitatore, e del fatto che proprio per questo si fidasse di lui e non si aspettasse in nessun modo di venire da lui così brutalmente colpita»  

Vabbè, ma torniamo al nostro percorso. IL 29 maggio 2014 iniziano le analisi del professor De Stefano. Procedono nel mese di luglio e Il 7 agosto lui stesso scrive ai consulenti delle parti e alla Corte che, considerati i risultati ottenuti, si poteva procedere al prelievo del DNA di Alberto Stasi per una comparazione. Così, si preleva DNA di Stasi, con l’aspettativa di poter confermare l’impianto accusatorio, qualora uno dei due Y ritrovati appartenga a lui. Che poi non sarebbe di per sé così significativo, dato che era il fidanzato di Chiara e che era stato con lei la sera prima, ma forse era interessante investigare di chi poteva essere il secondo Y presente. Comunque, visto il clima complessivo, aggiungere il DNA di Stasi sotto le unghie di Chiara sarebbe stato un elemento quasi determinante.  Sta di fatto che il giorno 8 settembre 2014 viene effettuato il tampone salivare a Stasi. Che giorno? 8 settembre, lo stesso nel quale Pennini si ricordava perfettamente i graffi che sette anni prima afferma di aver visto sull’avambraccio di Stasi e li descriveva alla PM Barbaini. Casualità? Il calendario a volte presenta inspiegabili sincronicità.

Avrebbe potuto scaturirne un abbinamento micidiale: graffi sul braccio di Stasi + cromosoma Y a lui riconducibile sotto le unghie di Chiara.

Per preparare ancora meglio l’evento, già il 6 settembre filtrano notizie all’ANSA, che poi esplodono su tutti i mezzi di comunicazione, parlando dei graffi sul braccio di Stasi. Perfetto. Tutto pronto, ora manca solo il tassello: uno dei due Y trovati corrisponderà pure a quello di Stasi, no? Certo, poteva benissimo essere della sera prima. Alberto e Chiara avevano passato la serata assieme. Ma poi, a treno così lanciato, vai a spiegare…. Invece succede l’inaspettato. Non c’è l’Y di Stasi. Non c’è proprio, Stasi non è contributore di nessuno dei due Y trovati. Eh, ora la possiamo dire così perché la perizia Albani lo ha confermato, ma solo nel 2025. A quei tempi, visto che non si del perito prof. De Stefano, nel materiale sottoungueale della vittima vi erano tracce di DNA maschile, degradato e contaminato per il decorso del tempo, che non consentiva alcuna indicazione né positiva, né negativa di identità. A suo avviso poteva trattarsi anche di DNA già presente.” Insomma non si poteva dire nulla, nonostante il 7 agosto lo stesso De Stefano avesse scritto “considerati i risultati ottenuti”, cosa che farebbe pensare ad una possibile comparazione, come in effetti poi fece, ma sempre nel 2025, la dottoressa Albani.  Ma se “non consentiva alcuna indicazione né positiva, né negativa di identità” allora perché De Stefano nelle conclusioni della sua perizia, come riportato anche nella sentenza scrive: “non si può escludere che nel materiale subungueale prelevato nel corso dell’autopsia di Chiara Poggi sia presente anche DNA riferibile ad Alberto Stasi”. Ma allora se non consente alcuna indicazione di identità, non posso escludere nessuno sulla faccia della terra. Però, siccome tra tutti gli abitanti della terra vi è anche Alberto Stasi, vuoi che non gli dia il privilegio della priorità?

E comunque, avrà il professore De Stefano forse fatto confusione, visto che nel 2025 si stabilisce che invece non vi è proprio traccia del DNA di Stasi? D’altra parte, dopo tutti gli sforzi fatti, come fare a non lasciare almeno un sospetto su Alberto Stasi, visto che inaspettatamente la prova non era saltata fuori?  Non vado oltre, sennò vi rovino la visione della puntata su questo disastroso tema del DNA.

Il movente

Vi dico la verità, vorrei poter non scrivere nulla su questo tema. Non saprei quale orrore è più grande tra graffi e DNA, ma personalmente forse questo del movente è quello che trovo il più squallido di tutti. “Anche se al proposito sono state formulate plurime ipotesi, il movente dell’omicidio non è stato individuato” , Questa la sostanza. Bastava chiudere qua. Invece per pagine si comincia a ricamare sull’uso di pornografia da parte di Alberto Stasi (peraltro condivisa nel rapporto con Chiara, due ragazzi del terzo millennio, che erano pur liberi di impostare il loro rapporto come preferivano, senza far del male a nessuno, no?), si sussurrano probabili tensioni nella coppia, difficoltà nei loro rapporti sessuali. No, basta, scusatemi, sembrano più pettegolezzi da cortile che il contenuto di una sentenza, in nome nostro, poi. In nome mio anche no, per favore. Ma un poco di vergogna non deve più esistere? Tutto naturalmente farcito di condizionali, e non potrebbe essere altrimenti, visto che il movente dell’omicidio non è stato trovato, no? Trsa l’altro senza neppur accorgersi che nel fare questa così elegante operazione, alla fine si coinvolge inevitabilmente anche la povera Chiara, che con Alberto appunto aveva un rapporto di intimità in merito al quale a che serviva spargere cattiverie, maldicenze, pettegolezzi da comari? Perché, forse scrivendo tali nefandezze si era poi trovato e dimostrato il movente? Vabbè, ho scritto anche troppo, vi lascio alla puntata. Sì, alla puntata della sofferenza. Mi ha davvero fatto male dentro dover scavare su questi temi. Ma andava fatto anche questo. Per sapere, per capire. E, speriamo, per non dimenticare.

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  • Mariano Gambino, oggi in pensione, è stato CEO in Italia di un’azienda appartenente ad un grande gruppo multinazionale, arrivando poi ad avere la responsabilità di un’area (EMEA2) contenente un gruppo di aziende in diversi paesi europei, con un totale di 1069 dipendenti. Nella sua carriera ha affrontato e gestito problemi complessi, analisi dettagliate, sintesi necessarie. Questo lo ha aiutato molto nell’affrontare in modo analitico da un diverso punto di vista i documenti processuali, con un’angolatura differente che ha prodotto un interessante output, diverso da quello puramente tecnico giuridico, ma con robusti ancoraggi logici e razionali e capacità di sintesi. Lontano dal mondo dei social network, oggi si dedica alla sua passione per la vela e vive nei pressi di Lerici (SP).

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2 Commenti

  1. Callimaco

    A proposito di movente…
    A mio personale parere, esso non è stato il rifiuto delle “avances” sessuali da parte della vittima, con tutti i pistolotti psico-sociologici che ne sono conseguiti, ma è consistito, semmai, in un mezzo per impedire la rivelazione da parte della vittima ai propri familiari di un tentativo di ricatto sessuale messo in atto dall’assassino e rifiutato dalla povera Chiara.

    Rispondi
  2. armando

    Siamo tutti d’accordo, la sentenza Stasi fa acqua da tutte le parti nelle sue motivazioni e per la sua illogica involuzione che ha portato ad una condanna dopo due assoluzioni. Questo è ormai ampiamente assodato , è sotto gli occhi di tutti coloro che seguono la vicenda e che sono in possesso di quella minima intelligenza di base che porta ad una analisi degli avvenimenti nella loro fattualità indipendentemente dalle competenze giuridiche. I primi ad essere consapevoli di di ciò sono proprio coloro i quali continuano a sostenere la colpevolezza di Stasi. Stiamo parlando di una nutrita schiera di esperti, non personaggi qualunque, quali genetisti, analisti della scena del crimine, ex ufficiali dei CC, ex magistrati, giuristi, che si affannano quotidianamente sul mainstream nel negare errori ed orrori della precedente indagine arrampicandosi letteralmente sugli specchi con autentici sragionamenti e menzogne sostenuti in questo da conduttori compiacenti. Ad essi si assommano poi giornalisti ed opinionisti di ogni genere e risma da esperti di nera con esperienza ultradecennale ad autentiche oche che sino ad ieri sguazzavano nel gossip più becero. E mentre gli unici che proclamano l’innocenza di Stasi sono, per assurdo, i difensori di Sempio ( ora ex, Massimo Lovati, ma anche gli attuali hanno impostato la difesa dell’accusato sul rispondere punto su punto agli indizi che costituiscono il castello accusatorio della Procura) la parte civile ,famiglia Poggi, continua ad essere ostile alla nuova indagine al pari dell’avvocato di Marco Poggi per non parlare del legale di Venditti che ha avuto parole durissime nei confronti della Procura. Peraltro Marco Poggi, parte offesa, perché ha bisogno di un proprio legale?… Negli ultimi mesi la vicenda ha avuto la svolta decisiva con l’imputazione ufficiale di Andrea Sempio che ha comportato la costituzione di un pool difensivo che è andato ad infoltirsi di settimana in settimana per rispondere ad ognuno degli indizi che vengono a formare complessivamente l’accusa degli inquirenti senza lasciare niente di intentato. Ripenso alla precedente indagine, quella poi archiviata da Venditti, quella in occasione della quale Sempio padre affermava di essersi svenato per pagare gli avvocati (o chi per essi anche questo è oggetto a tutt’oggi di indagine). Affermazione perfettamente comprensibile considerando che stiamo parlando di un ex operaio. Ed ora tutti questi esperti, oltre naturalmente agli avvocati, chi li paga? Ci penserà ancora Sempio padre? E come li pagherà, nuovamente in nero? Se la volta precedente ha speso 45000 euro questa volta considerando la mole di lavoro, il numero degli assunti ed il probabile rinvio a giudizio sarà un miracolo cavarsela con 200.000! Ma insomma, veramente vogliamo credere che tutto questo schieramento di pezzi da 90, questa autentica dichiarazione di guerra nei confronti di una Procura della Repubblica, come mai prima si era visto ed udito, sia stata messa in piedi da un tale padre per difendere un tale figlio? Sempio è uno specchio per allodole utile per distogliere l’attenzione da qualcosa che va ben oltre. Tu Gianluca dovresti ben saperlo visto che a marzo del 2025 eri partito alla grande con un l’artìcolo “Delitto di Garlasco: il romeno, l’avvocato, il maresciallo, i suicidi… quello che nessuno vi ha mai raccontato”. Un lavoro eccellente che contiene particolari ed anticipazioni sino ad allora sconosciute ai più. Se ci aggiungi tutto ciò che è poi emerso da allora è evidente che Sempio è un ingranaggio di un meccanismo di dimensioni che al momento è difficile quantificare, un meccanismo certamente assai ben strutturato e forte come ben sanno gli inquirenti che nonostante l’impegno profuso non riescono a scardinarlo. Sempio è un anello potenzialmente debole e così è stato affidato a chi si guarda bene dal metterlo direttamente a confronto con chi lo accusa visto il precedente del malore nella caserma dei CC, casualmente dimenticato, alla più banale delle domande come peraltro accaduto poi anche alla madre….La procura ha creato una ricostruzione/imputazione nella quale lei stessa non crede totalmente cercando di provocare una reazione da parte di Sempio mettendolo di fronte al rischio di una pesante condanna, ma invano, il muro di gomma che circonda l’accusato appare al momento più che solido. Ergo, caro Gianluca, è inutile continuare a scrivere articoli sull’inconsistenza della sentenza Stasi con argomenti tanto validi quanto triti e ritriti quando sarebbe invece costruttivo ai fini della soluzione del caso approfondire le tematiche del già citato articolo. Le ricerche di chiara sul Pc non sono certo casuali, la cenere di sigaretta, le palline di carta e gli appunti sul foglietto sopra al tavolo in cucina.. .Perchè tutto questo viene ignorato? E l’ostilità, dichiarata dagli inquirenti, dei Poggi? E Tizzoni che dichiara di abbandonarne la rappresentanza nel caso si costituissero parte civile contro Sempio? Ma le più persone sulla scena del crimine? Che cosa fa così paura? Chi e che cosa si vuole nascondere? Ecco Gianluca cosa mi piacerebbe leggere sul prossimo approfondimento sulla vicenda Garlasco, non risposte precise naturalmente ma quantomeno un tentativo di spiegare in maniera logico consequenziale l’atteggiamento assai discutibile dei vari protagonisti.

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  1. Callimaco

    A proposito di movente…
    A mio personale parere, esso non è stato il rifiuto delle “avances” sessuali da parte della vittima, con tutti i pistolotti psico-sociologici che ne sono conseguiti, ma è consistito, semmai, in un mezzo per impedire la rivelazione da parte della vittima ai propri familiari di un tentativo di ricatto sessuale messo in atto dall’assassino e rifiutato dalla povera Chiara.

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  2. armando

    Siamo tutti d’accordo, la sentenza Stasi fa acqua da tutte le parti nelle sue motivazioni e per la sua illogica involuzione che ha portato ad una condanna dopo due assoluzioni. Questo è ormai ampiamente assodato , è sotto gli occhi di tutti coloro che seguono la vicenda e che sono in possesso di quella minima intelligenza di base che porta ad una analisi degli avvenimenti nella loro fattualità indipendentemente dalle competenze giuridiche. I primi ad essere consapevoli di di ciò sono proprio coloro i quali continuano a sostenere la colpevolezza di Stasi. Stiamo parlando di una nutrita schiera di esperti, non personaggi qualunque, quali genetisti, analisti della scena del crimine, ex ufficiali dei CC, ex magistrati, giuristi, che si affannano quotidianamente sul mainstream nel negare errori ed orrori della precedente indagine arrampicandosi letteralmente sugli specchi con autentici sragionamenti e menzogne sostenuti in questo da conduttori compiacenti. Ad essi si assommano poi giornalisti ed opinionisti di ogni genere e risma da esperti di nera con esperienza ultradecennale ad autentiche oche che sino ad ieri sguazzavano nel gossip più becero. E mentre gli unici che proclamano l’innocenza di Stasi sono, per assurdo, i difensori di Sempio ( ora ex, Massimo Lovati, ma anche gli attuali hanno impostato la difesa dell’accusato sul rispondere punto su punto agli indizi che costituiscono il castello accusatorio della Procura) la parte civile ,famiglia Poggi, continua ad essere ostile alla nuova indagine al pari dell’avvocato di Marco Poggi per non parlare del legale di Venditti che ha avuto parole durissime nei confronti della Procura. Peraltro Marco Poggi, parte offesa, perché ha bisogno di un proprio legale?… Negli ultimi mesi la vicenda ha avuto la svolta decisiva con l’imputazione ufficiale di Andrea Sempio che ha comportato la costituzione di un pool difensivo che è andato ad infoltirsi di settimana in settimana per rispondere ad ognuno degli indizi che vengono a formare complessivamente l’accusa degli inquirenti senza lasciare niente di intentato. Ripenso alla precedente indagine, quella poi archiviata da Venditti, quella in occasione della quale Sempio padre affermava di essersi svenato per pagare gli avvocati (o chi per essi anche questo è oggetto a tutt’oggi di indagine). Affermazione perfettamente comprensibile considerando che stiamo parlando di un ex operaio. Ed ora tutti questi esperti, oltre naturalmente agli avvocati, chi li paga? Ci penserà ancora Sempio padre? E come li pagherà, nuovamente in nero? Se la volta precedente ha speso 45000 euro questa volta considerando la mole di lavoro, il numero degli assunti ed il probabile rinvio a giudizio sarà un miracolo cavarsela con 200.000! Ma insomma, veramente vogliamo credere che tutto questo schieramento di pezzi da 90, questa autentica dichiarazione di guerra nei confronti di una Procura della Repubblica, come mai prima si era visto ed udito, sia stata messa in piedi da un tale padre per difendere un tale figlio? Sempio è uno specchio per allodole utile per distogliere l’attenzione da qualcosa che va ben oltre. Tu Gianluca dovresti ben saperlo visto che a marzo del 2025 eri partito alla grande con un l’artìcolo “Delitto di Garlasco: il romeno, l’avvocato, il maresciallo, i suicidi… quello che nessuno vi ha mai raccontato”. Un lavoro eccellente che contiene particolari ed anticipazioni sino ad allora sconosciute ai più. Se ci aggiungi tutto ciò che è poi emerso da allora è evidente che Sempio è un ingranaggio di un meccanismo di dimensioni che al momento è difficile quantificare, un meccanismo certamente assai ben strutturato e forte come ben sanno gli inquirenti che nonostante l’impegno profuso non riescono a scardinarlo. Sempio è un anello potenzialmente debole e così è stato affidato a chi si guarda bene dal metterlo direttamente a confronto con chi lo accusa visto il precedente del malore nella caserma dei CC, casualmente dimenticato, alla più banale delle domande come peraltro accaduto poi anche alla madre….La procura ha creato una ricostruzione/imputazione nella quale lei stessa non crede totalmente cercando di provocare una reazione da parte di Sempio mettendolo di fronte al rischio di una pesante condanna, ma invano, il muro di gomma che circonda l’accusato appare al momento più che solido. Ergo, caro Gianluca, è inutile continuare a scrivere articoli sull’inconsistenza della sentenza Stasi con argomenti tanto validi quanto triti e ritriti quando sarebbe invece costruttivo ai fini della soluzione del caso approfondire le tematiche del già citato articolo. Le ricerche di chiara sul Pc non sono certo casuali, la cenere di sigaretta, le palline di carta e gli appunti sul foglietto sopra al tavolo in cucina.. .Perchè tutto questo viene ignorato? E l’ostilità, dichiarata dagli inquirenti, dei Poggi? E Tizzoni che dichiara di abbandonarne la rappresentanza nel caso si costituissero parte civile contro Sempio? Ma le più persone sulla scena del crimine? Che cosa fa così paura? Chi e che cosa si vuole nascondere? Ecco Gianluca cosa mi piacerebbe leggere sul prossimo approfondimento sulla vicenda Garlasco, non risposte precise naturalmente ma quantomeno un tentativo di spiegare in maniera logico consequenziale l’atteggiamento assai discutibile dei vari protagonisti.

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