Un anno dopo il Bayesian: cronaca di una tragedia tra realtà e cospirazioni

Scritto da: Federico Carbone
19 Agosto 2025

Il 19 agosto 2024 il superyacht Bayesian affonda in soli 20 minuti al largo della Sicilia: sette le vittime, tra cui il miliardario Mike Lynch, fondatore di Darktrace, e sua figlia. Un naufragio ufficialmente attribuito a un errore umano, ma avvolto da ombre inquietanti: il comandante parla di complotti e avvelenamenti, mentre misteriosi agenti recuperano casseforti con dati criptati prima delle autorità italiane. Coincidenze o indizi di un sabotaggio orchestrato?

Il Bayesian.

Un anno dopo la notte in cui il superyacht Bayesian scomparve al largo della costa siciliana, la cronaca si mescola sempre più all’intelligence, tra testimonianze dimenticate, rapporti riservati e l’ombra lunga di un’interferenza straniera. Le ipotesi – spesso liquidate come fantasie – oggi appaiono sotto una luce nuova. Questo è un racconto basato su fonti verificate, su ciò che è stato detto e su ciò che è stato taciuto. Perché l’affondamento del Bayesian non è stato solo una tragedia. È stato, forse, un avvertimento.

Prima di pubblicare, abbiamo atteso. Molti dettagli circolavano già, alcuni frammentari, altri manipolati. In diversi casi, erano noti, ma privi di conferma. Solo ora, grazie a riscontri documentali e testimonianze convergenti, è possibile disegnare un quadro più completo. E più inquietante. A Porticello, piccoli indizi: qualcuno ha tentato di comprare il silenzio. O di forzare le bocche. Giornalisti – stranieri – avrebbero offerto denaro per ottenere testimonianze. Ma perché tanto interesse per una tragedia del mare?

La notte del 19 agosto

Era il 19 agosto 2024, poco prima dell’alba. Il Bayesian, un veliero di 56 metri, scompare. A bordo: 22 persone. Sette le vittime, tra cui Mike Lynch, miliardario britannico, e sua figlia. Il resto dell’equipaggio – 15 persone – riesce a salvarsi. L’imbarcazione era ancorata a circa 300 metri dalla costa, in apparente sicurezza. Poi, una tempesta improvvisa. Raffiche di vento fino a 117 km/h. Onde che non perdonano.

Alle 3:50, le prime turbolenze. Alle 4:10, il razzo rosso. Poi, la nave sparisce. Una testimonianza racconta:

«Alle quattro e dieci la nave c’era ancora. L’ho vista. Poi ho visto il razzo. Mi sono girato. Non c’era più nulla».

I video delle telecamere costiere confermano: il Bayesian si inabissa in pochi minuti.

Avvisi ignorati: la Capitaneria e la catena degli errori

Il rapporto della Capitaneria di Porto, lungo 42 pagine, evidenzia gravi mancanze. I bollettini meteo, diffusi nel pomeriggio precedente, segnalavano temporali e venti pericolosi. Nonostante questo, il comandante James Cutfield decide di non muovere l’imbarcazione. Nessuna manovra preventiva. Nessun ridislocamento in porto.

Ma non è tutto. Nel momento dell’emergenza, non sarebbero state adottate le misure previste dal protocollo. Mancato allarme generale. Nessun contenimento dell’acqua. Alcune paratie risultano non sigillate. La conclusione del rapporto è netta: mancanze gravi, responsabilità dirette del comandante e di due membri dell’equipaggio. Ipotesi di reato: omicidio colposo e naufragio colposo.

Il comandante e la paura di essere avvelenato

C’è un dettaglio che, inizialmente, era stato trascurato. Subito dopo il naufragio, James Cutfield viene portato d’urgenza al pronto soccorso di Termini Imerese. Ma una volta lì, rifiuta ogni trattamento. Niente medicinali. Nemmeno disinfettanti.

Cutfield – raccontano fonti mediche – era in preda al panico. Ma non per il trauma. Per qualcosa d’altro. Diceva di temere un avvelenamento. Parlava sottovoce. Accennava a “persone che vogliono farmi fuori”. Non si fidava dei medici. Voleva essere lasciato solo. Una reazione simile, in criminologia, non è solo un effetto post-traumatico. È un pattern. Quello che emerge quando il soggetto si percepisce in pericolo non a causa di un evento, ma di qualcuno. Di qualcosa.

Cutfield e il profilo psicologico

Non era un comandante qualunque. Esperienza internazionale. Anni al comando d’imbarcazioni di lusso. Addestramento in condizioni estreme. Ma quella notte, secondo chi lo ha visto, era un uomo devastato. Non solo dalla paura. Dalla convinzione che qualcuno – là fuori – lo stesse cercando.

In criminologia si parla di “percezione paranoide razionale”: quando la paura non è infondata, ma derivata da pressioni reali, anche se invisibili. Possiamo liquidare tutto come stress acuto? O il comportamento del comandante racconta un’altra storia?

Il recupero del relitto e il blitz del MI6

Giugno 2025. Il Bayesian viene recuperato. Il relitto giaceva a 50 metri di profondità, adagiato sul lato destro. Le strutture danneggiate. Alcuni portelloni aperti. Tra i reperti recuperati: casseforti impermeabili. All’interno, supporti digitali criptati. Mike Lynch, da sempre diffidente verso il cloud, trasportava personalmente i propri dati.

Fonti riservate sostengono che agenti riconducibili al MI6 abbiano operato prima dell’inizio formale delle operazioni italiane. Obiettivo: recuperare quegli stessi dispositivi. E portarli via. Nessun comunicato ufficiale. Nessun confronto tra autorità.

Chi era Mike Lynch?

Fondatore di Darktrace, azienda leader nella cybersecurity. Un nome che fa gola a molti. E che infastidisce altri. Darktrace è stata venduta pochi mesi prima della tragedia per 5,3 miliardi di dollari. Tra i soci: ex membri del MI5, GCHQ, NSA. Gente che non lascia tracce. Gente che protegge – e nasconde – informazioni sensibili. Lynch non era solo un imprenditore. Era un archivio vivente. E forse, il Bayesian, era la sua cassaforte.

Sabotaggio, minacce e coincidenze

Alcune fonti parlano di sabotaggio. Di pressioni ricevute dal comandante. Di decisioni che non sembrano errori, ma scelte precise.

C’è anche chi sostiene che la morte del cuoco non sia accidentale. Che abbia visto, sentito, parlato. E poi, scomparso. Per la magistratura italiana, si tratta di ipotesi prive di fondamento. Ma l’intervento del MI6, la psicosi del comandante, la rapidità con cui gli hard disk sono spariti… sono troppe coincidenze.

La domanda aperta

Il Bayesian era stato definito “inaffondabile”. Eppure è affondato in venti minuti. E con lui, forse, anche verità scomode. Incidente. Omissioni. Servizi segreti. Un puzzle che si compone lentamente. Ma dove ogni tassello sembra portare altrove.

La domanda resta: si è trattato di un errore umano, di un evento naturale, o di un’operazione mirata? Il senso del giornalismo non è dare risposte facili. È continuare a fare domande. Anche quando disturbano.

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  • Criminologo esperto in scienze forensi, criminologia investigativa e criminal profiling, pedagogia giuridica, psicopedagogia forense e valutazione della pericolosità sociale, scienze penalistiche, educatore socio-pedagogico e giornalista pubblicista, direttore di comunità.Profondo conoscitore delle trame italiane del periodo che va dalla fine degli anni Ottanta alla metà degli anni Novanta.Consulente della famiglia Mandolini.

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2 Commenti

  1. roberta

    Esiste in criminologia il concetto di “percezione paranoide razionale”? incredibile! molto interessante, grazie!

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  2. Donatella Gori

    Del naufragio del Bayesian non se ne vuole o non si può più parlare, lo capisco. Sono scomparsi degli stranieri con dei segreti che probabilmente non ci riguardano. Io non credo affatto che non ci riguardino, anzi ora sarebbero fondamentali è dimostrabile? No. Comunque credo che l’accordo sia stato concluso. Dopo la scivolata diplomatica dell’agenzia marittima inglese che desiderava salvare il buon nome dell’equipaggio e scaricare tutte le responsabilità sulla nave, si è giunti ad un compromesso: c’è stato un simil uragano ed il marinaio di guardia aveva le idee confuse sull’andar per mare. Ora chiudono il sipario, saranno problemi loro.Rimangono però una serie di interrogativi che non si possono derubricare a imperizia o difetti di progettazione. Vi sono decisioni da parte dell’armatore, atteggiamenti da parte dell’equipaggio,riprese video che fanno pensare ad un programma ben preciso che il meteo abbia anticipate, scombussolando le testimonianze dell’equipaggio. A questi punto l’avvocato di parte italiano si è dovuto avvalere della facoltà di non rispondere da parte del Comandante che in teoria era l’unico in grado di rispondere dettagliatamente sulle condizioni della nave.

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  1. roberta

    Esiste in criminologia il concetto di “percezione paranoide razionale”? incredibile! molto interessante, grazie!

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  2. Donatella Gori

    Del naufragio del Bayesian non se ne vuole o non si può più parlare, lo capisco. Sono scomparsi degli stranieri con dei segreti che probabilmente non ci riguardano. Io non credo affatto che non ci riguardino, anzi ora sarebbero fondamentali è dimostrabile? No. Comunque credo che l’accordo sia stato concluso. Dopo la scivolata diplomatica dell’agenzia marittima inglese che desiderava salvare il buon nome dell’equipaggio e scaricare tutte le responsabilità sulla nave, si è giunti ad un compromesso: c’è stato un simil uragano ed il marinaio di guardia aveva le idee confuse sull’andar per mare. Ora chiudono il sipario, saranno problemi loro.Rimangono però una serie di interrogativi che non si possono derubricare a imperizia o difetti di progettazione. Vi sono decisioni da parte dell’armatore, atteggiamenti da parte dell’equipaggio,riprese video che fanno pensare ad un programma ben preciso che il meteo abbia anticipate, scombussolando le testimonianze dell’equipaggio. A questi punto l’avvocato di parte italiano si è dovuto avvalere della facoltà di non rispondere da parte del Comandante che in teoria era l’unico in grado di rispondere dettagliatamente sulle condizioni della nave.

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