Un serial killer in libertà: l’omicidio di Cristiano Aprile ucciso a 12 anni

Scritto da: Alessio Pizzichi

Roma, 1987. Un giovane dal volto pallido, con gli occhiali e i capelli a spazzola si presenta a casa del professor Valerio Aprile per cercare un libro. Una settimana dopo torna. E compie un massacro ancora oggi privo di movente. Quel ragazzo, oggi un uomo, è ancora in libertà.

Veduta aerea del quartiere romano Monte Sacro.

Roma, 1987. Siamo nel mese di Febbraio e la quotidianità scorre regolare in mezzo alle temperature rigide dell’inverno. Lo sfondo è quello del quartiere Monte Sacro, una zona residenziale particolarmente apprezzata per le sue aree verdi e la sua relativa tranquillità. È il luogo in cui ha trascorso l’infanzia anche il cantante Claudio Baglioni e a cui ha dedicato una canzone sei anni prima.

La famiglia Aprile

Nel quartiere, al piano terra della palazzina di Via Levanna 35, risiede la famiglia Aprile. Valerio ha 49 anni e fa l’insegnante di elettronica presso due istituti superiori della Capitale. Fiorella Baroncelli, la moglie, è coetanea e fa la casalinga. La coppia ha tre figli: Patrizio (17 anni), Giada (14 anni) e Cristiano (12 anni). Cristiano, il figlio più piccolo, è un ragazzo sensibile che da qualche tempo dice di poter comunicare con il quadro nel salotto che raffigura la nonna defunta. Per l’imminente festa di carnevale ha scelto di vestirsi da angelo. Un aspetto che, rileggendolo a posteriori, sembra presagire la piega funesta che prenderanno i giorni successivi.

Un ospite inatteso

17 Febbraio. Sono circa le 13:00, Fiorella è a casa insieme a Giada quando il campanello suona. La donna va ad aprire e si trova davanti un ragazzo sui 18-20 anni, alto circa un metro e ottanta, magro, di carnagione molto pallida, con i capelli a spazzola e un paio di occhiali da vista. Riferisce a Fiorella di essere un alunno del marito e di essersi recato a casa loro per cercare un libro di elettronica che gli sarebbe servito per l’interrogazione del giorno seguente. La donna lo fa entrare, si mettono alla ricerca del testo, ma senza successo. Alla fine, il giovane saluta e se ne va. Un episodio apparentemente innocuo e poco significativo, tanto che Fiorella e Giada si scorderanno di riferire la cosa a Valerio.

Il massacro

24 Febbraio. È un martedì ed è previsto uno sciopero [su che tipo di sciopero le fonti sono discordanti, da un lato si parla di uno sciopero scolastico, dall’altro di uno sciopero dei mezzi], per questo la mattina soltanto il padre Valerio e Patrizio, il figlio più grande, escono per andare a scuola. I due figli più piccoli invece hanno avuto il permesso di restare a casa. Alle 8:30 qualcuno suona al campanello della porta. Fiorella apre. Si tratta sempre dello stesso ragazzo dall’aspetto diafano che si era presentato sette giorni prima. Dice di aver parlato con l’insegnante e di aver saputo che il libro che cercava la volta scorsa si trova sulla scrivania.

I due si dirigono allora verso il mobile ma a un certo punto il giovane agguanta Fiorella da dietro, estrae un coltello e lo punta alla sua gola. Le intima “se non fai rumore non ti succede nulla” prima di tirare fuori uno spago per legarle le mani. Inizia a legarla in maniera approssimativa e leggera, facendo un nodo facilmente districabile. L’individuo sembra incerto e impacciato nei modi. “Dove hai i soldi?” Fiorella risponde che si trovano in camera da letto. Mentre si dirige nella stanza, l’intruso nota la presenza di Cristiano che dorme nella sua camera. “E quello chi è?” “Cristiano, il mio bambino, non è andato a scuola”

Il ragazzo torna sui suoi passi, va a chiudere la porta d’ingresso che era rimasta aperta, poi improvvisamente si dirige nella stanza del ragazzo e inizia ad accoltellarlo. Le urla del dodicenne si mischiano a quelle della madre, che cerca di andare in soccorso del figlio, cadendo anche lei sotto i colpi di lama del folle, così come anche Giada che, svegliata dal caos che sta avvenendo, finisce preda dell’assalto.

Fiorella, ferita in maniera pesante, riesce a trascinarsi con le ultime forze fuori dall’abitazione e a chiedere aiuto alla donna delle pulizie, che in quel momento stava lavando le scale. La signora vede uscire subito dopo dalla stessa porta anche un giovane, il quale si allontana dall’edificio con fare noncurante. Lo nota appena perché la sua attenzione è catturata dalla disperata richiesta di soccorso.

Sul posto arriva l’ambulanza e le tre vittime vengono portate di urgenza in ospedale. Fiorella riporta una serie di ferite al collo. Giada ha subìto coltellate alla spalla, sul dorso, al naso e alla testa. Le condizioni di Cristiano sono ancora più critiche, è stato colpito al viso, alle spalle e al torace. Fiorella e Giada arrivano al nosocomio, dove vengono sottoposte a cure che scongiurano il pericolo di ulteriori complicazioni. La sorte di Cristiano è invece più tragica: il dodicenne spira durante il tragitto verso l’ospedale. Una fine straziante che lascia un’intera famiglia nel dolore.

Il luogo del delitto dopo l’arrivo delle forze dell’ordine.

L’inchiesta

Le indagini, coordinate da Rino Monaco, si sviluppano cercando di riannodare i fili su quella mattina del 24 Febbraio. Chi poteva essere il soggetto che aveva assalito la famiglia Aprile? Come poteva essere interpretato il suo modo d’agire? Si era già presentato in quella casa una settimana prima, dicendo sempre che cercava un libro per studiare. L’azione criminale è caotica e disorganizzata e sfugge anche il movente di tale massacro.

Oltre alle testimonianze di Fiorella e Giada, le due sopravvissute, ad attestare la presenza di questo individuo ci sono anche le dichiarazioni di alcuni vicini e di persone che frequentavano il palazzo. Gli inquirenti a questo punto valutano l’idea che possa trattarsi di uno studente o ex studente che aveva deciso di vendicarsi verso il professore Aprile, magari per dei trascorsi scolastici che avevano provocato strascichi. Interrogando gli alunni di Valerio emerge che i rapporti umani con gli alunni sembrerebbero piuttosto freddi e si limitano agli argomenti di studio. Un atteggiamento distaccato, secondo gli studenti che vengono ascoltati. Ma poteva essere questa la molla che aveva dato origine a tutto? Difficile crederlo.

Tuttavia, l’assassino ha dimostrato quantomeno di essere a conoscenza della professione di Valerio, segno che in qualche modo doveva aver appreso questo fatto. La pista studentesca è a lungo approfondita dagli inquirenti, gli alunni del professore vengono passati al vaglio delle indagini ma non emerge niente di significativo.

Allo stesso tempo viene presa in considerazione un’altra ipotesi, ovvero quella di una rapina finita male. Un paio di stonature sono presenti pure in questa ipotetica circostanza: risulta che l’individuo non avesse sottratto niente dalla casa e non si comprende il motivo per il quale, avendo intenzione di compiere un furto, non lo avesse già tentato alla prima occasione in cui visitò l’appartamento. Anche questa linea d’indagine finisce in un nulla di fatto.

Nonostante venga realizzato e diffuso un identikit, l’assassino di Cristiano Aprile diventa sempre più sfuggente, una figura che con il tempo assume dei contorni sempre più trasparenti fino a diventare invisibile. La vicenda inizia a occupare meno spazio all’interno delle pagine di cronaca e il mistero su quella maledetta mattina rimane insoluto.

L’identikit del killer.

Le ultime battute

Nel 1988 la trasmissione Telefono Giallo, condotta da Corrado Augias, ripresenta il caso dedicandogli una puntata. Si assiste anche al racconto di Fiorella, un’intervista registrata in cui la donna ripercorre gli eventi con la presenza di Giada. La testimonianza della vittima resta congruente per quanto riguarda l’assassino ma emergono dettagli non riportati a verbale e alcune discrepanze rispetto alle dichiarazioni dell’anno precedente, come farà notare anche Rino Monaco, presente in studio. Un fenomeno di rielaborazione del ricordo, dirà lo psichiatra ospite del programma, e questa resta ancora oggi la spiegazione più logica e ragionevole considerando che sia lei che Giada avevano vissuto una vicenda terribile. Un incubo a occhi aperti che le aveva portate alla perdita di una persona cara e a passare diversi giorni all’interno dell’ospedale.

Trascorrerà qualche mese prima che l’inchiesta venga archiviata. Dopo un anno e mezzo di indagini la situazione aveva raggiunto un punto di stallo da cui sembrava impossibile arrivare a una soluzione. Il caso è destinato a raggiungere il faldone degli irrisolti e con il passare del tempo finirà per essere dimenticato dai più.

L’interivsta rilasciata da Fiorella Baroncelli, con a fianco la figlia Giada, alla trasmissione Rai Telefono Giallo condotta da Corrado Augias.

Il buio

A distanza di 37 anni i nodi da sciogliere sono rimasti gli stessi. Ci si interroga su chi potesse essere l’assassino e per quale motivo avesse compiuto un gesto così esecrabile. Nulla di quello che è accaduto sembra avere senso se non nella psiche del killer, un individuo che va a colpire le vittime direttamente nella loro casa, in pieno giorno, portandosi dietro un coltello e dei lacci che stanno a suggerire non tanto che l’azione fosse premeditata, ma che di certo le sue intenzioni non erano delle migliori.

Espandendo la visione fuori dal crimine in sé, viene spontanea una riflessione: questo soggetto, all’apparenza poco più che maggiorenne, dove si è diretto dopo il delitto? È immaginabile pensare che a quell’età vivesse in famiglia, in caso contrario poteva comunque avere rapporti con persone care o al limite poteva essere ospitato da qualche struttura. Nessuno l’ha notato? Nessuno lo ha mai riconosciuto quando venne diffuso l’identikit? Domande che restano appese a un filo. Alla fine di tutto ciò, l’unica certezza è quella di non sapere ancora oggi chi sia stato a togliere la vita a Cristiano Aprile. Ci rimane soltanto l’immagine di un ragazzo che voleva travestirsi da angelo e che ha lasciato questo mondo troppo presto e in maniera brutale.

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  • Alessio Pizzichi

    Ricercatore di misteri e casi di cronaca irrisolti. Tutto inizia dopo che ha visitato di persona uno dei luoghi in cui ha agito il Mostro di Firenze. Da qui nasce un interesse che lo porta a esplorare le storie che hanno insanguinato il nostro paese, spingendolo all’approfondimento di molte vicende rimaste appese a un filo e talvolta dimenticate.

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