Unabomber: il cerchio si stringe

Scritto da: Gianluca Zanella

Sembra essere vicino a una svolta il caso Unabomber: pare infatti certo che del dna sia stato isolato da alcuni vecchi reperti. Sarebbe la fine non solo di un incubo, ma anche di un mistero che dura da decenni e sul quale sono stati spesi fiumi di inchiostro.

I “tubi bomba” riempiti con polvere da sparo e biglie di acciaio.

Le nuove indagini

Le indagini – dopo anni di stop – erano ripartite di recente a seguito di un esposto presentato da alcune vittime e sull’onda di un fortunato podcast di Marco Maisano: Fantasma. Il giornalista, nel corso di realizzazione del podcast, aveva avuto accesso ai reperti conservati nel tribunale di Trieste, dove aveva rinvenuto alcuni reperti su cui non erano mai state fatte analisi approfondite. Questo l’input, anche se – secondo fonti attendibili – non sarebbe da questi reperti che è stato estratto il dna che adesso verrà comparato con quello di alcuni indagati.

Le indagini si sono concentrate su molti reperti, avvalendosi di tecniche e strumenti investigativi all’avanguardia, e sembra che stavolta qualcosa sia emerso. Ci si aspetta dunque a breve qualche importante novità, che potrebbe riscrivere la storia criminale del nord-est d’Italia, area in cui – tra il 1994 e il 1996 e tra il 2000 e il 2006 – ha imperversato l’oscuro bombarolo, che ha lasciato dietro di sé una lunga scia di sangue e mutilazioni, che hanno colpito soprattutto i bambini.

L’avvocato di Zornitta: “le manipolazioni possono essere state molteplici”

Nel tempo si è parlato di strategia della tensione, di terrorismo, di un’opera dei servizi segreti deviati, di un colpo di coda di Gladio, di collegamenti con la Falange armata e con la Banda della Uno bianca. Tuttavia, la pista più concreta su quella che si concentrò per diversi anni sull’ingegnere Elvo Zornitta, sospettato e indagato per essere Unabomber e poi pienamente scagionato. Anche ora si torna a parlare inevitabilmente di lui e il suo avvocato, Maurizio Paniz, si dice sconcertato per non essere stato avvisato di queste presunte novità: “Inconcepibile – ha detto – che la difesa non ne sappia niente”.

L’avvocato esprime anche forti dubbi sull’attendibilità di nuove analisi: “in questi anni le manipolazioni possono essere state molteplici e quindi non credo sia stata garantita la conservazione” dei reperti. Paniz sembra fare riferimento alla vicenda che ha visto protagonista nel 2006 il poliziotto Ezio Zernar, accusato e condannato per aver alterato una prova al fine – si disse – di incastrare Zornitta. Una vicenda, quest’ultima, che presenta a sua volta tratti di opacità su cui vale la pena tornare.

Elvo Zornitta, l’ingegnere indagato e poi scagionato.

Fiato sospeso

Intanto, l’esito delle perizie effettuate dai periti Giampiero Lago ed Elena Pilli (già consulente nel caso di Yara Gambirasio) saranno presto depositate, in vista dell’udienza che si terrà a ottobre. Il procuratore capo di Trieste, Antonio De Nicolo, dichiara che al momento non c’è “nulla di nuovo”, ma nonostante questo si registra tra gli addetti ai lavori un fermento che può voler dire tutto e niente. A noi non resta che attendere di verificare se le voci che ci sono giunte saranno confermate o meno.

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  • Gianluca Zanella

    Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, dal 2024 è redattore di InsideOver. È fondatore del format d'inchiesta DarkSide - Storia Segreta d'Italia.

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