Mentre omicidi come Garlasco ed Erba monopolizzano l’attenzione pubblica per anni, altre tragedie – come quelle di Gabriella Bisi, Katy Skerl, Antonella Falcidia, Maria Luisa De Cia e Antonella Di Veroli – cadono nell’oblio. Il ruolo dei media, le dinamiche sociali e quelle del caso concorrono nel plasmare la memoria collettiva della cronaca nera…

Alberto Stasi, condannato nel 2015 a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi.
Perché alcune vicende non riescono a trovare il loro posto nel racconto pubblico, diventando vittime di un’attenzione fugace e di un’assenza di approfondimento? È la domanda che ci siamo posti e che introduce il nostro viaggio alla ricerca di questa zona oscura.
Pensiamo a casi come Garlasco, Via Poma o Erba: omicidi che sono stati e sono in parte tuttora al centro di inchieste, teorie e discussioni pubbliche. La loro risonanza ha creato un’eco che si è protratta nel tempo, coinvolgendo media, esperti e cittadini in un vero e proprio dibattito collettivo. Un dibattito che a volte sfocia nel surreale, dando vita a leggende urbane e teorie del complotto attorno a storie che, forse, potrebbero avere risoluzioni più semplici.

Olindo Romano e Rosa Bazzi durante il processo presso il Palazzo di Giustizia di Como.
Dall’altro lato della medaglia, invece, ci sono casi di cronaca nera che sono stati rapidamente dimenticati dai mezzi d’informazione. Vicende rimaste senza soluzione e senza colpevoli, che meriterebbero di essere esaminate nel dettaglio. Alcune di esse le abbiamo trattate, come i casi di Cristiano Aprile, Claudio Del Forno, Angela Telesca, Giorgia Padoan, Alessandra Vanni, Laura Bigoni.
Nei nostri approfondimenti abbiamo evidenziato come questi omicidi siano tanto brutali quanto complessi, al pari di quelli che catturano l’attenzione pubblica per anni. Spesso, anche le caratteristiche generali delle vittime e le dinamiche che le coinvolgono sono molto simili. Quindi perché, nonostante gli elementi somiglianti, sono stati lasciati nell’oblio?
I Meccanismi dell’Oblio
La risposta certa non ce l’abbiamo, ma ci vengono in mente alcuni fattori che possono influire, come i meccanismi dei media. Il modo in cui viene raccontato il caso e la presenza di personaggi controversi possono fare la differenza quando si affrontano certi temi. Ma non è soltanto questo: spesso anche il grado di coinvolgimento pubblico alimenta il dibattito. Ci sono storie che, pur avendo tutte le caratteristiche di un caso “forte”, sono meno considerate perché non si inseriscono nelle narrative di interesse pubblico del momento e, di conseguenza, non vengono “spinte” dai mezzi d’informazione. La copertura mediatica, insomma, può essere influenzata da stereotipi, pregiudizi o semplicemente dalla casualità di cosa viene ritenuto “importante” in quel preciso momento storico.
Forse, quindi, questa disparità non dipende dal crimine in sé, ma da come viene raccontato e percepito. Il nostro rapporto con la cronaca nera è influenzato da tutta questa serie di elementi: la narrazione mediatica, le dinamiche sociali, le tematiche di interesse pubblico e, purtroppo, anche il caso. Un meccanismo che spesso determina quali sono le storie che emergono e quali, invece, quelle che restano nell’ombra, dimenticate.
Le Storie che Emergono dall’Ombra
Se da un lato abbiamo il diritto di conoscere e approfondire i casi che hanno catturato l’immaginazione della nazione, dall’altro è essenziale non dimenticare le vittime di tutte quelle tragedie cadute nell’oblio. Per questo motivo abbiamo deciso di immergerci ancora più in profondità nella nostra analisi di questo “mondo”, grattando la superficie di un quadro che resta spesso inesplorato. La storia di Gabriella Bisi, strangolata tra le colline della Liguria simulando un metodo di esecuzione del diciannovesimo secolo; Katy Skerl, figlia di un noto regista, uccisa brutalmente in un vigneto alle porte di Roma. E ancora Antonella Falcidia, massacrata in casa sua a colpi di coltello, in una scena del crimine costellata di tracce e indizi mai chiariti. C’è poi il caso di Maria Luisa De Cia, che su un sentiero di montagna trovò la morte per mano di un sadico assassino mai individuato; infine Antonella Di Veroli, ammazzata e murata nel suo stesso armadio.
Nei prossimi articoli affronteremo ognuna di queste vicende. Lo faremo con il nostro stile, attenendoci ai fatti e cercando di andare a fondo nel tentativo di offrire una prospettiva completa e accurata. Intendiamo dare voce alle vittime e ai dati, riconoscendo l’importanza di raccontare queste storie che, seppure rimaste immerse nelle pagine consumate dal tempo degli archivi di giornali, attendono di risuonare con la forza di una verità finalmente condivisa.




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