Sono ottanta le pagine desecretate dall’FBI, all’interno è presente un appunto cifrato – “Bologna 525779”. Poi c’è un un archivio uruguaiano sparito nelle mani degli americani. Sono nodi che identificato il Maestro Venerabile della P2 come mandante occulto e lo collegano alla ragnatela atlantica che unisce Gladio, servizi deviati, finanza vaticana, mafia e terrorismo neofascista.

Licio Gelli.
Un documento dell’FBI racconta una verità inquietante. Lo fa con il linguaggio asciutto, burocratico e privo di fronzoli tipico dei rapporti federali americani. L’uomo che ha organizzato, finanziato e coperto la più devastante strage della storia repubblicana lavorava per i servizi segreti italiani. E, al tempo stesso, intratteneva rapporti diretti e costanti con i vertici degli apparati di sicurezza degli Stati Uniti.
Nel gergo essenziale delle carte desecretate oltreoceano, Licio Gelli è il burattinaio del potere occulto. In Italia, per decenni, è stato raccontato solo attraverso sussurri, prudenze giudiziarie e mezze verità. Il perno di un sistema di relazioni sotterranee che tiene insieme massoneria deviata, eversione nera, pezzi deviati dello Stato e interlocutori strategici dislocati sulla sponda atlantica. Sono ottanta pagine ingiallite dal tempo, datate tra il 1981 e il 1994, pesantemente censurate e coperte da “omissis” e righe riservate coperte col pennarello nero. È sufficiente sfogliarle con attenzione per comprendere una lezione fondamentale: la vicenda della Loggia Propaganda 2 e la catena di sangue delle stragi italiane non sono mai state una semplice questione domestica.
2 agosto 1980: il cuore della Repubblica sotto attacco
L’orologio della stazione centrale di Bologna si ferma alle 10:25 del 2 agosto 1980. In quel preciso istante, nella sala d’attesa di seconda classe affollata di turisti e famiglie in partenza per le vacanze, esplode una bomba ad alto potenziale. Un ordigno confezionato con miscele di tritolo e T4, posizionato su un carrello portabagagli. L’impatto è devastante: crolla un’intera ala dell’edificio, travolgendo le persone presenti e il treno straordinario Ancona-Chiasso in sosta sul primo binario.
Il bilancio è quello di un bollettino di guerra: 85 morti e oltre 200 feriti. È il più grave attentato terroristico subito dall’Italia nel secondo dopoguerra. La verità giudiziaria, sedimentata attraverso decenni di dibattimenti, perizie balistiche e ritrattazioni, ha individuato gli esecutori materiali negli uomini dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR): Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini, fino ad arrivare alla successiva condanna dell’ex primula nera Paolo Bellini. I killer di strada ci sono. Ma la domanda che per oltre quarant’anni ha ossessionato magistrati, investigatori e i familiari delle vittime riguarda il livello superiore: chi ha concepito l’eccidio? Chi lo ha finanziato? Chi ha steso la rete di depistaggi per proteggere i colpevoli?
La loggia segreta nel cuore dello Stato
Per trovare la risposta bisogna fare un salto in avanti fino al 17 marzo 1981. Quel giorno, su disposizione dei giudici milanesi Giuliano Turone e Gherardo Colombo che indagano sul finto rapimento del banchiere Michele Sindona, i carabinieri perquisiscono la villa toscana di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi e la sede della ditta di abbigliamento Giole. Negli armadi e nella cassaforte del Maestro Venerabile affiorano gli elenchi della Loggia segreta Propaganda 2.
Sono 962 nomi. Ci sono generali del SISMI e del SISDE, dirigenti del CESIS, alti ufficiali delle forze armate, magistrati, ministri, parlamentari, industriali, banchieri e direttori di giornale. Un reticolo di potere parallelo insediato nel cuore stesso delle istituzioni democratiche. Un’organizzazione che, attraverso il celebre “Piano di rinascita democratica”, punta al controllo dei gangli vitali del Paese e all’occupazione strisciante dello Stato.
Da quel momento la P2 smette di essere un’ipotesi complottistica e rivela la sua natura: la centrale operativa di un sistema di trame eversive, affari sporchi e depistaggi sistematici sulle principali stragi della strategia della tensione.
Gelli, faccendiere nero e uomo dei servizi
Licio Gelli non è un semplice maestro massone appassionato di esoterismo e relazioni sociali. È un faccendiere nero con un passato da volontario camicia nera nella guerra civile spagnola e da ufficiale di collegamento tra i repubblichini di Salò e i comandi tedeschi. Un uomo legato a doppio filo ai regimi militari sudamericani, amico intimo del dittatore cileno Augusto Pinochet e dell’ammiraglio argentino Emilio Massera, tra i principali responsabili della stagione dei desaparecidos.
Gelli è di casa nei palazzi del potere romano. Parla costantemente con i vertici dei servizi segreti italiani, maneggia i conti cifrati in Svizzera e smista i capitali sottratti al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, mentre l’Italia viene insanguinata da bombe, tentativi di golpe e assassinii politici. Le sentenze definitive dello Stato italiano lo condanneranno per la bancarotta fraudolenta dell’Ambrosiano e, soprattutto, per il depistaggio orchestrato sulle indagini della strage di Bologna, portato a termine con la complicità degli ufficiali del SISMI Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte e del faccendiere Francesco Pazienza attraverso il celebre depistaggio del “treno Milano-Taranto”.
“Bologna 525779”: l’appunto che inchioda il mandante
Il punto di svolta dell’inchiesta giudiziaria sui mandanti della strage di Bologna si nasconde tra le carte sequestrate a Gelli. Nello specifico, su un foglio apparentemente banale intestato all’Hotel Excelsior di Roma. Da un lato compare una nota manoscritta a penna: “Bologna – 525779 – X.S.”. Dall’altro lato, una dettagliata contabilità di flussi finanziari per un totale di cinque milioni di dollari.
Rileggendo quegli appunti nella loro forma originaria e incrociandoli con i movimenti dei conti esteri, la Procura Generale di Bologna ricostruisce una cronologia meticolosa. Tra il 20 e il 30 luglio 1980 – a pochissimi giorni dall’esplosione in stazione – un milione di dollari in contanti viene consegnato attraverso canali riservati; i restanti quattro milioni vengono veicolati sul conto UBS di Ginevra numero 525779, intestato a Licio Gelli e al suo braccio destro Umberto Ortolani.
Quei soldi, sottratti alle casse del Banco Ambrosiano e riciclati in Svizzera, sono serviti a finanziare i gruppi del terrorismo neofascista – NAR e gruppo Bellini – incaricati di eseguire il massacro.
Il “potere occulto” riconosciuto dalle sentenze
Nel 2023 la Corte d’Assise di Bologna – con motivazioni confermate poi nei successivi gradi di giudizio – recepisce appieno l’impianto accusatorio formulato dalla Procura Generale. La strage del 2 agosto ha avuto mandanti, organizzatori e finanziatori con nomi e cognomi ben precisi.
In cima alla piramide eversiva, sebbene non più imputabili perché deceduti, vengono formalmente individuati:
- Licio Gelli (Maestro Venerabile della P2): mandante e finanziatore.
- Umberto Ortolani (banchiere e vertice P2): organizzatore finanziario.
- Federico Umberto D’Amato (ex capo dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale): organizzatore e garante della copertura istituzionale.
- Mario Tedeschi (senatore del MSI e direttore del mensile Il Borghese): organizzatore dell’attività di disinformazione a mezzo stampa.
È il “potere occulto” della P2 e dei servizi deviati che, secondo i magistrati, destina enormi risorse finanziarie all’esecuzione della strage con uno scopo politico ben preciso: stabilizzare il quadro politico in senso autoritario, impedire l’accesso delle sinistre al governo della nazione e preservare gli equilibri geopolitici stabiliti nell’ambito dell’Alleanza Atlantica.
La voce dei familiari: “Strage organizzata dalla P2 e protetta dai servizi”
I familiari delle vittime della stazione di Bologna, riuniti nell’Associazione guidata da Torquato Secci prima e da Paolo Bolognesi poi, non hanno mai smesso di additare la P2 come il vertice strategico dell’attentato. Nel manifesto ufficiale affisso per il 42º anniversario della strage, l’Associazione riassume la vicenda con parole chiarissime: “La strage è stata organizzata dai vertici della loggia massonica P2, protetta dai vertici dei servizi segreti italiani, eseguita da terroristi fascisti.”
Una sintesi che ha trovato sistematico riscontro nelle aule di tribunale. I vertici dei servizi civili e militari dell’epoca – dai generali Giuseppe Santovito (SISMI) e Giulio Grassini (SISDE) al colonnello Pietro Musumeci – figuravano tutti negli elenchi sequestrati a Castiglion Fibocchi. Lo Stato spiava se stesso e copriva gli esecutori delle bombe.
Il fascicolo FBI: ottanta pagine di censura
In questo scenario si inseriscono i documenti desecretati negli Stati Uniti grazie alle richieste basate sul Freedom of Information Act (FOIA) avanzate da giornalisti d’inchiesta come Stefania Maurizi e Gianni Barbacetto. Il fascicolo federale dell’FBI, composto da ottanta pagine prodotte tra il 1981 e il 1994, dimostra che l’intelligence americana monitorava con attenzione le mosse di Licio Gelli, i suoi viaggi, i suoi conti esteri e i suoi contatti nel Dipartimento di Stato. Tuttavia, gli americani non hanno mai fornito alcun contributo decisivo alle indagini condotte dai magistrati italiani.
Le carte rilasciate da Washington mostrano ampie cancellature: interi paragrafi sono coperti da strisce di inchiostro nero, i nomi degli informatori sono omessi e i riferimenti operativi eliminati. La conferma che i canali di contatto tra Gelli e gli apparati d’oltreoceano toccano settori ancora oggi protetti dal segreto di Stato.
Il giorno in cui Gelli chiamò Alexander Haig
Un dettaglio rivelatore emerge da una nota datata 25 gennaio 1982. Lo scandalo della P2 è esploso da meno di un anno, la Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Tina Anselmi sta lavorando a pieno ritmo e il Parlamento italiano si appresta a varare la legge Anselmi per lo scioglimento delle associazioni segrete. Licio Gelli, in quel momento latitante, compone un numero di telefono a Washington: chiama direttamente il Dipartimento di Stato americano e chiede di parlare d’urgenza con il Segretario di Stato Alexander Haig.
È il tentativo di un uomo stretto d’assedio che cerca la protezione del vertice politico della diplomazia statunitense. Gelli si rivolge a Haig forte dei passati servizi resi in chiave anticomunista nello scacchiere sudamericano e nell’ambito delle operazioni coperte in Europa. La telefonata non si traduce in un salvacondotto pubblico, ma dimostra il livello dei contatti del Maestro Venerabile.
Gelli “di casa” negli Stati Uniti
Le inchieste sui sostegni internazionali della Loggia P2 mostrano un Licio Gelli perfettamente inserito negli ambienti politici statunitensi. Vanta contatti con gli entourage di tre Presidenti americani: Richard Nixon, Jimmy Carter e Ronald Reagan. Viene ufficialmente invitato alle cerimonie di insediamento alla Casa Bianca sia del democratico Carter (1977) sia del repubblicano Reagan (1981). La Commissione Tina Anselmi metterà a verbale i ramificati collegamenti internazionali della P2, ammettendo tuttavia la sostanziale impossibilità per gli organi inquirenti italiani di svolgere accertamenti istruttori completi fuori dai confini nazionali.
Non è un caso che negli elenchi della P2 sia stato rintracciato persino il nome di Randolph Stone, capo della stazione CIA di Roma, accreditato formalmente con la qualifica di “industriale”. Stone figura al fianco dei vertici dell’intelligence italiana vincolati alle direttive del piano Demagnetize, il programma d’azione psicologica e politica ideato negli anni ’50 da ufficiali americani e italiani per ridurre l’influenza del PCI in Italia.
Gladio: la rete stay-behind finanziata dalla CIA
La struttura segreta Gladio nasce ufficialmente nel 1956 da un accordo riservato siglato tra il SIFAR e la CIA. È la branca italiana della rete stay-behind voluta dalla NATO: un’organizzazione clandestina ideata per organizzare la resistenza armata nell’eventualità di un’invasione delle truppe del Blocco Sovietico. Di fatto, come emergerà dalle indagini della Commissione Stragi, Gladio è stata utilizzata anche come strumento di controllo e condizionamento della politica interna italiana.
Il protocollo segreto del 1949 imponeva agli apparati italiani l’obbligo di trasmettere agli americani copia di tutte le informazioni raccolte e di sottoporre la selezione del personale alla supervisione degli agenti USA. Secondo le stime della Commissione Pike del Congresso americano, tra il 1948 e il 1975 la CIA ha versato oltre 75 milioni di dollari per finanziare le operazioni coperte in Italia. Gladio disponeva di 139 depositi sotterranei di armi ed esplosivi (i “nasco”) distribuiti lungo la penisola e di un centro di addestramento riservato ad Alghero, a Capo Marrargiu. I suoi quadri venivano reclutati prevalentemente tra ex combattenti della Repubblica di Salò, reduci della Divisione Folgore ed esponenti dell’estrema destra anticomunista.
P2 come interfaccia tra CIA, SID e terrorismo nero
La figura di Licio Gelli si colloca al centro dell’intersezione tra i servizi segreti italiani, l’intelligence americana e le organizzazioni dell’eversione nera. Inchieste giornalistiche pubblicate da testate internazionali come The Observer e successivi studi storiografici mettono in luce il ruolo svolto da Ted Shackley, capo delle operazioni coperte della CIA in Italia nei primi anni ’70. Shackley introdusse personalmente Gelli ad Alexander Haig (allora capo dello staff di Nixon), ottenendo il beneplacito di Henry Kissinger per l’impiego della rete pduista e l’erogazione di fondi riservati destinati ad azioni di contenimento del pericolo comunista.
In questo quadro Gelli assume il ruolo di chief intermediary: l’anello di congiunzione tra la struttura formale dei servizi italiani (SID, poi SISMI), le operazioni coperte dell’intelligence atlantica e i gruppi eversivi della destra neofascista impiegati nelle azioni di piazza.
P2, CIA e flussi di denaro: le rivelazioni di Richard Brenneke
Gli aspetti economico-finanziari di questo intreccio sono stati descritti nei primi anni ’90 dalle dichiarazioni dell’ex agente della CIA Richard Brenneke. Brenneke ha affermato davanti ai magistrati e alle telecamere dei media internazionali che “il governo degli Stati Uniti ha inviato ingenti somme di denaro alla Loggia P2”, parlando di finanziamenti che “raggiungevano anche la cifra di 10 milioni di dollari al mese”. Risorse impiegate per il traffico di armi, il narcotraffico e, soprattutto, la destabilizzazione politica attraverso attentati.
Secondo le deposizioni di Brenneke, la P2 non operava soltanto come una loggia sovversiva, ma figurava come un vero e proprio braccio operativo e finanziario della CIA sul territorio italiano, integrato da strutture riservate di livello superiore (come la presunta loggia “P7”) e da istituti finanziari internazionali d’appoggio.
“Gelli inventato dalla CIA”: le parole del Gran Maestro Di Bernardo
Sui rapporti tra Licio Gelli e l’intelligence di Washington sono rilevanti le dichiarazioni rese da Giuliano Di Bernardo, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1990 al 1993, che lasciò il GOI proprio per fondare la Gran Loggia Regolare d’Italia a seguito delle sue scoperte sulla P2 e sui condizionamenti mafiosi. In un’intervista rilasciata alla stampa d’inchiesta, Di Bernardo ha affermato senza mezzi termini: “Licio Gelli è stato inventato dalla CIA.”
Secondo la ricostruzione di Di Bernardo, i vertici di Washington, sfiduciati dall’autonomia dimostrata da esponenti politici italiani come Aldo Moro e Giulio Andreotti, avrebbero deciso di creare un referente riservato ed esclusivo esterno alle istituzioni democratiche. Un uomo dotato di ingenti risorse finanziarie a cui affidare il compito di incanalare gli apparati militari, la magistratura, la finanza e i media italiani all’interno del perimetro atlantico.
L’archivio segreto di Montevideo nelle mani della CIA
Un capitolo centrale e ancora irrisolto riguarda la sorte dei documenti riservati custoditi da Gelli in Uruguay. Quando il SISMI organizza l’operazione “Minareto” nel tentativo di recuperare l’archivio segreto del Maestro Venerabile nascosto a Montevideo, gli agenti italiani scoprono che la gran parte del materiale è già stato prelevato. I servizi segreti locali confermano che funzionari statunitensi si sono presentati in anticipo, portando via i faldoni riservati.
Ricostruzioni d’inchiesta evidenziano che gli americani si sarebbero assicurati la disponibilità degli elenchi completi e non censurati della P2 – contenenti oltre 1.600 nominativi, rispetto ai 962 ritrovati a Castiglion Fibocchi – e i dossier più sensibili riguardanti i delitti politici e le trame eversive italiane. Dossier che, a distanza di decenni, figurano ancora custoditi negli archivi d’oltreoceano. All’Italia sono rimasti solo fascicoli marginali.
P2, Gladio, mafia e Vaticano: il nodo Michele Sindona
La rete delle complicità non si limita all’asse Roma-Washington, ma tocca la finanza vaticana e le organizzazioni criminali. Figura centrale di questo raccordo è il banchiere siciliano Michele Sindona, iscritto alla P2, legato alla famiglia mafiosa dei Gambino di New York e per anni consulente finanziario dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR) diretto da monsignor Paul Marcinkus. Le indagini sulle trame economico-eversive evidenziano come la P2 abbia svolto la funzione di canale di contatto attraverso cui le esigenze strategiche della rete stay-behind, i fondi della finanza vaticana e gli interessi della criminalità organizzata si sono sovrapposti.
Banchieri come Michele Sindona e Roberto Calvi hanno gestito i flussi finanziari internazionali impiegati sia per alimentare il contrabbando e le operazioni clandestine, sia per sostenere la strategia della tensione in Italia e le dittature militari in Sudamerica. Gelli figurava come il punto di sintesi massonico capace di raccordare prelati, boss mafiosi, generali e finanzieri lungo la direttrice Roma-Washington-Buenos Aires.
Strategia della tensione: destabilizzare per stabilizzare
La strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 si colloca nell’alveo della strategia della tensione, sintetizzabile nella formula politica “destabilizzare per stabilizzare”. La dottrina puntava a seminare il terrore nella popolazione attraverso attentati e massacri da attribuire inizialmente all’estrema sinistra, per poi invocare l’intervento dello Stato, lo stato d’emergenza e l’estrusione definitiva delle forze progressiste dall’area di governo.
Manuali militari dell’intelligence statunitense – come il celebre Field Manual 30-31B citato negli atti delle commissioni parlamentari d’inchiesta – descrivono modelli operativi in cui gli apparati di sicurezza, le logge coperte e i gruppi dell’eversione neofascista collaborano per compiere azioni destabilizzanti utili a giustificare strette autoritarie.
In questo quadro la P2 di Licio Gelli ha operato come l’infrastruttura italiana di un disegno di potere atlantico: ha tradotto in prassi operativa – bombe, depistaggi, omicidi, tentati golpe – le direttive d’azione del blocco occidentale negli anni della Guerra Fredda, avvalendosi di Gladio come braccio coperto e del sostegno logistico, finanziario e informativo fornito dai servizi segreti americani.
La verità delle carte: un mandante interno in un disegno geopolitico
A più di quarant’anni dal boato alla stazione di Bologna, l’incrocio tra le sentenze della magistratura italiana, le rivendicazioni dei familiari delle vittime, i fascicoli sudamericani e le carte desecretate dell’FBI e della CIA compone un quadro chiaro. Licio Gelli non è stato l’innocuo “venditore di materassi” che amava descrivere nelle interviste televisive. È stato il mandante, l’organizzatore e il finanziatore di un eccidio pianificato per condizionare la democrazia italiana. Un’operazione coperta da pezzi deviati dello Stato e inserita all’interno di una partita geopolitica orchestrata sull’asse Roma-Washington.
L’archivio FBI desecretato non chiude la vicenda, ma conferma che il Maestro Venerabile della P2 operava esattamente sulla linea di demarcazione dove si incontrano i servizi segreti italiani, le strutture clandestine della NATO, la manovalanza fascista e la CIA. Con la consapevolezza che le schede mancanti dell’archivio di Montevideo ancora nelle mani degli americani custodiscono la parte finale di questa verità.




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