L’avvocato Massimo Lovati non smette mai di stupire: adesso, secondo lui, il Santuario della Bozzola è solo la punta di un iceberg che nasconde la presenza, a Garlasco, di una misteriosa organizzazione criminale dedita al traffico di organi. E in tutto questo, Chiara Poggi?

Il Santuario Madonna della Bozzola in provincia di Pavia.
Il Santuario della Madonna della Bozzola, e quello che negli anni è ruotato lì attorno, come la punta dell’iceberg di un sistema ramificato, governato da una misteriosa organizzazione criminale dedita al traffico di minori e di organi. Manca solamente la Spectre e poi il quadro sarà finalmente completo.
L’ultima di Lovati: il traffico di organi
È di oggi l’ultima esternazione roboante dell’avvocato Massimo Lovati, legale di Andrea Sempio, che non perde occasione per condividere con il pubblico televisivo le sue opinioni riguardo il delitto di Garlasco, o – più correttamente – cosa si sia mosso dietro le quinte del massacro di Chiara Poggi. Ospite di Mattino 5, condotto da Federica Panicucci, Lovati ha confermato la sua teoria, ormai esternata sin dal marzo scorso, secondo cui Chiara sarebbe stata uccisa da un sicario, in quanto sarebbe venuta a conoscenza di quanto avveniva al Santuario. Ma esattamente “cosa” avveniva, secondo Lovati? Nel tempo ne abbiamo sentite diverse, ma tutto ruota sempre intorno a giri di pedofilia, bambini extracomunitari scomparsi nel nulla e, infine, un mostruoso traffico di organi. Prove? Zero. Almeno al momento e, nostra opinione, in assoluto.
Il legale di Sempio ci ha tenuto a specificare: nessuno dei protagonisti odierni di questa storia (sottintendendo il romeno Flavius Savu e l’ex rettore del Santuario, don Gregorio Vitali) c’entra nulla con questa organizzazione criminale. E allora da dove trae le sue convinzioni Lovati? Un mistero. Forse dai suoi sogni, forse dalla “letteratura criminologica” che spesso si trova a citare, chissà. Quale che sia l’origine delle sue convinzioni, il risultato è garantito: il dibattito si infiamma e l’attenzione sul suo assistito scema. Una tattica studiata a tavolino? Non è da escludere. Se poi alle sue parole aggiungiamo il ruolo di Flavius Savu, l’impressione è quella di avere a che fare con un fronte compatto.
Il romeno
Savu – che dalla Svizzera ha detto di temere per la sua vita – ha promesso di collaborare e di raccontare quello che sa riguardo il delitto di Chiara Poggi. Peccato che nelle carte dell’indagine del 2014, quella a seguito della quale sarà arrestato per estorsione ai danni di don Gregorio Vitali, e nei brogliacci delle intercettazioni, non sia mai menzionato il delitto di Garlasco. Nemmeno una volta. Possibile che se davvero Savu è a conoscenza di dettagli tanto importanti non li abbia usati in passato come arma di ricatto? Perché ha iniziato a parlare dell’omicidio di Chiara Poggi solamente dalla latitanza? Qualcuno potrà dire: eh ma Savu ha indicato Andrea Sempio e il suo amico, Michele Bertani, come frequentatori del Santuario e gli ha dato anche dei nomignoli molto eloquenti: il sadico e il picchiatore. Peccato che Savu questi appellativi li abbia dati non nel 2025, ma già diversi anni fa, precisamente nel 2017, quando Andrea Sempio, suo malgrado, era già diventato un personaggio pubblico.
Un rischio da non correre
Certo, sarà sicuramente interessante sentire cosa ha da dire il romeno. Non tanto in riferimento al delitto, quanto piuttosto alla storia che l’ha visto protagonista, quella dell’estorsione. Il suo racconto potrà senza dubbio disegnare un quadro interessante e, forse, troverà risposta la domanda che chiunque abbia letto quelle carte si sarà fatto: per quale motivo la sola minaccia di divulgare dei video mai esistiti suscitava tanto terrore da stendere i tappeti rossi a quello che, in fin dei conti, era solo un truffatore? Evidentemente Savu qualcosa sapeva, qualcosa aveva visto, a qualcosa aveva partecipato. Ecco, è a questo che bisogna puntare, stando ben attenti a non farsi prendere per il naso. Perché tra misteri inconfessabili, traffici di organi, sette sataniche e organizzazioni criminali, il vero rischio è quello di allontanarsi sempre di più – e in maniera definitiva – dalla verità.





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